About Roberta Giulia Amidani

INFO PERSONALI

Mi chiamo Roberta Giulia Amidani e faccio la scrittrice.

Sono la terza figlia di Emma e Flaviano, sorella di Marisa e Cecilia Jones e la madre di Giovanni. Sono alta e spigolosa, più nella forma che nella sostanza. Ho generato un figlio nel 2005 e da allora, con l’aiuto di suo padre e della di lui moglie, cerco di aiutarlo a crescere. E a sorridere.

Abito a Brescia. Casa mia ha sempre un giardino, una biblioteca mobile e almeno un albero.

Vivo con due maschi molto gelosi. Il secondo è un lupo cecoslovacco. Entrambi mordono.

Per nutrire il mio branco, faccio il fantasma.

Mi piacciono le persone e mi piacciono le loro storie, ma amo la solitudine e non so gestire l’abitudine. Adoro scrivere, cucinare, sciare, leggere, dipingere, fare bricolage, spostare i mobili, fare il solletico, giocare a Ruzzle e a nascondino, guidare, correre (ma non a piedi e non in strada), le caramelle gommose a forma di orsetto, il risotto, la parmigiana di melanzane, la burrata, l’acqua frizzante, i kiwi morbidi, le pesche dure, il cibo crudo e il vino buono, meglio se fermo. Non mangio organi interni, né cioccolato al latte e non mi piace la Nutella.

Odio i millantatori, i maleducati e i prepotenti. Sopra ogni cosa, detesto chi è forte con i deboli e i Viceversa.

Sono un’esteta, maniaca-purista della lingua senza cedere al tradizionalismo da cara-salma. Adoro Foster Wallace, Lansdale, Moheringer, Serino e Robbins. Se capissi cosa scrive, mi piacerebbe anche Leiner.

Leggo qualsiasi cosa e non ho il dono della sintesi. E pur avendolo, non amerei usarlo.

6 pensieri riguardo “About Roberta Giulia Amidani

  1. ti sei scordata una cosa: mandi a stendere la gente ingarbugliandogli i pensieri con le parole e, lo fai appositamente.
    Azzeccagarbugli.
    Mi piacerebbe vedere te ai colloqui con le maestre. Taci probabilmente. Le maestre a volte, non sempre e non tutte, non generalizziamo! Ma si offendono quando vengono pungolate nel loro ego. Oppure quando si fanno affermazioni a prova di persona totalmente o parzialmente minorata sul piano intellettuale (deficiente).

    Tu, sorriso smagliante e espressione cordiale (serve sempre per mettere in dubbio l’avversario) parti probabilmente con teorie corrette o inventate ma ineccepibili.

    Probabilmente concludi anche con: ha capito, vero?

    Nove volte su dieci ti dicono di si. Una volta su dieci ti dicono: non ho capito nulla.
    E lì decidi che quell’uno è una bella persona.

    E’ un principio strategico di selezione delle persone. Funziona anche.

    Ciao.

    Ovvio: è un aspetto caratteriale che mi fa impazzire ma mi piace molto. Fossi capace! Io sono mutaforme. Mi adeguo al paesaggio. Dovresti vedere quando discuto con l’iperdotto (non è un nano targato Goldrake) Don del paese. Lì mi scateno

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  2. Roberta.

    Se fossimo nate in Ammmmerica ci chiamerebbero:

    “Bertie, Berty, Bobbe, Bobbee, Bobbette, Bobbi, Bobbie, Bobby, Bobbye, Bobette, Bobi, Bobine, Bobinette, Reberta, Robbee, Robbey, Robbi, Robbie, Robbina, Robby, Robeena, Robella, Robelle, Robena, Robenia, Robertena, Robertene, Robetta, Robette, Robettina, Robin, Robina, Robinett, Robinette, Robinia, Robyn, Robyna, Robynn, Robynna, Robynne, Rupetta”.

    Bobbie mi è sempre piaciuto. Anche con una B sola.
    Robettina sarà anche americano, ma suona uguale-uguale a come mi chiamavano a Tropea.
    Robin? Ma scherzi?!
    Robina funziona.
    Robinette fa spaccare.
    Robinia? In giardino ne ho un paio.
    In Olanda c’era chi mi chiamava Bob, o Rob. Ma i più andavano di ROBOORTHA.

    “The name of Roberta has given you an appreciation for many beautiful and refined aspects of life–music and art, literature, drama–and the outdoors, where you find much peace and relaxation, but it creates a far too sensitive nature.”

    – Soprattutto “DRAMA”.

    “You sense and feel much that you do not understand, and sometimes you are alarmed at your thoughts and wonder about their origin.”

    – Anche ci chiamassimo Caterina, o Rosangela, o Pinuccia, I guess.

    “You rarely experience the tranquility that comes with stability of thinking or emotional control.”

    – Questa me la spieghi, vero?

    “At times, you are very inspired, desiring to be with people and to entertain others as the “life of the party,” while at other times you are aloof and choose to remove yourself entirely from association.”

    – Oh. Davvero illuminante. E atipico. Come dire: a volte ci va un po’ di casino, altre meno, anzi: affatto.

    “You crave understanding and affection but your intensity of desire and your self-consciousness prevent you from finding the happiness you desire.”

    – Profe, mi giustifico. Ieri il lupo era posseduto e ha sbranato i suoi libri.

    “You have suffered many disappointments and misunderstandings because of your inability to express your inner thoughts.”
    – Eh. Ma solo le Roberte, neee…

    “You could experience sensitivity in the heart, lungs, or bronchial organs, causing tuberculosis, asthma, or depletion of your energies.”
    – Questo volevo levarlo.

    “While the name Roberta creates the urge to be self-expressive and dramatic, we emphasize that it limits self-expression and friendly congeniality with a moody disposition.”
    – Moody? Un filo lunatiche? (Non ho controllato)

    “This name, when combined with the last name, can frustrate happiness, contentment, and success, as well as cause health weaknesses in the liver, bloodstream, heart, lungs and bronchial area.”

    – Ah, certo: è colpa del nome. Da domani, io mi faccio chiamare Gina, e tu?

    I nick name son presi da: http://nameberry.com/babyname/Roberta
    Le sfrucugliate sul significato del nome da: http://www.kabalarians.com/Male/roberta.htm

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  3. Anche se aneli alla tranquillità raramente provi piacere quando la ottieni.

    Roberta è un bel nome quando non lo incasini in diminutivi. Infatti, a casa mia, funzionano i non diminutivi.
    Psicolabile rompi palle è il mio.
    Marco è Hitchcock. Ha la pancia uguale.
    Odio quando chiamano Andrea: Andre (a. E’ solo una vocale! non ti costa tanta fatica pronunciarla).

    Eppure è vero. Quando nasci i tuoi genitori scelgono un nome. A volte dettato dalla moda (c’erano 4 Milena nella mia classe alle medie ma una sola Roberta).

    Quando aspettavo Andrea, sapevo che era il suo nome. Quasi come quando vuoi fare un tatuaggio. O lo fai a caso, sfogliando un libro, o sai esattamente quello che vuoi.

    Oscar Wilde scrisse The Importance of Being Earnest. Nel gioco di parole potrebbe essere in effetti: l’importanza di chiamarsi Ernesto (Dio buono. Meno male che sono nata femmina!).
    Ma è onestà, fedeltà.
    Poteva scrivere: l’importanza di chiamarsi Franco: franchezza, schiettezza, sincerità.
    Oppure Giusto (meglio non darsi all’evasione fiscale o esattamente il contrario).
    Oppure Fedele
    Poi ci sono i Primo, Secondo.. non conosco nessun Quarto a parte qualche Romano storico.

    Il nome Roberta deriva da rubino (anche da rubinetto diceva mia nonna. Non stavo mai zitta).

    Una bella pietra. Non tra le più preziose ma ha il colore del sangue.

    Se fossi stata maschio mi avrebbero chiamata Giorgio, quindi invece che 2 cani avrei avuto un drago. Figo

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  4. E posso andare oltre.
    Le associazioni date ad i nomi sono, ovviamente, dettate dalle esperienze.
    Anna è un nome fantastico.
    Ne conosco tre.
    Una era mia zia e la cosa meno cattiva che ha fatto è portarmi al mare e fissarmi per ore la sera ad inghiottire i cornetti, i fagiolini. Mi facevano schifo e me li preparava appositamente. 15 giorni di fila.
    La seconda. Quando è arrivata in ufficio, tempo 3 anni, se ne sono andati tutti, tranne lei (moglie del capo e se ne andrebbe anche lui. Infatti in genere, arriva lei e lui chiude la porta).
    La terza non arriva a parlare di altro che non sia Victoria Secret. Bella conversazione da treno basata su mutande.

    Barbara.
    Ne ho conosciuta una sola.
    Mia sorella.
    E’ proprio la santa protettrice dei soldati perché era una stratega. Ti faceva fuori in 30 secondi perché lasciava la prima mossa a te e reagiva di conseguenza. Tu passavi per una scema lei per un genio.
    Non posso dire molto altro perché è morta quando avevo 9 anni.
    Ma l’associazione è quella della pianificazione effetto urto contrario.

    Penso ai nomi e li associo alle persone che conosco e si, potrei scrivere una poesia.

    Mi spiace per chi si chiami Anna, ma il titolo sarebbe Brutti dentro

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