A morte il “360 gradi” (e la tuttologia che gli appartiene).

come raccontiamo sia, come vorremmo fosse e come molto spesso è.
come raccontiamo sia, come vorremmo fosse e come molto spesso è.

In 0,36 secondi, digitando “360 gradi”, Google mostra circa 616.000 risultati.
Dalle discoteche (dovete, giuro, spiegarmi come fa una discoteca ad essere a 360 gradi) ai kajak (e anche qui… Che fai? Un corso di kajak mentre ti insegnano il cirillico, rivedono la tua dichiarazione dei redditi e ti praticano una seduta di ossigeno-ozono terapia?), alla farmacia (che ti propone una farmacia a 360 gradi? Verdure fresche? Assicurazioni contro le intossicazioni da farmaci? Brioscine appena sfornate? Moment per il mal di testa e boccoli per la messinpiega?), passando per la pizzeria (che prima ti fa la pizza, sì, e poi ti coinvolge in una sessione spinning per smaltirla), il revisore dei conti e il consulente aziendale (290 in più rispetto alla posizione che gli è più naturale).

Se poi, per pignoleria (che fa rima con ricerca), proviamo a scrivere “a 360 gradi” ecco che i risultati, da 616.000 passano a oltre 9 MILIONI.

Escludendo le prime 5 voci (definizioni, wikipedia e wordreference), vediamo come non ci sia città che non si definisca così. E nemmeno azienda. Che sia un’impianto di smaltimento rifiuti, un’impresa di produzione di oleodotti o un’estetista, tutte quante – o quasi tutte- si vendono come tali. Come dire che non c’è nessuno (o quasi) che nel Bel Paese faccia una e una sola cosa. Magari bene, verrebbe da dire.

Un po’ come all’università del resto. Che non si distacca dalle superiori. Le quali poi mica cambiano rispetto a medie e elementari.
Oh, scusate, le elementari non esistono più: dalla Gelmini in poi si chiamano “scuole dell’infanzia”, che se no s’offendono.
Ma se nel percorso didattico (parlo scuolese) degli Istituti formativi per l’infanzia e la pubertà e la pre-adolescenza (mi addormento da sola), un po’ di generalizzazione ci sta e fa pure bene (un’infarinatura di storia, ma giusto un velo, due cenni di grammatica, ma non troppa che se no i ragazzi s’incartano, due righini di geografia, quattro definizioni quattro di scienze e tre esercizietti di mate, in crescendo, giusto per farli abituare pian piano), dopo no, dopo fa solo casino. 
Convince chi sceglie una facoltà che tanto la scelta non sia importante, visto che i fondamentali sono sempre gli stessi.
Convince che “fare tutto” sia sulla stessa riga semiologica e semiotica del “farlo bene”. Perpetra e giustifica la tuttologia (che impoverisce il Paese e  ingrassa i Fuffologi).

Così uno che si iscrive a Economia, studia un po’ di economia, ma mica tanta, poi un po’ di  di finanza, due cucchiaini di tecnica bancaria, sette/otto palettate di diritto e tre di storia economica. Fa l’esame di ragioneria senza sapere cosa sia un gestionale per la contabilità e quello di marketing senza essere capace di scrivere due righe (due) di un piano strategico o di un’analisi competitiva. Si ricorda magari le definizioni, quando va bene, per un po’ di mesi, ma non le sa applicare. 
Quando finisce, e si laurea, scrive una tesi qualsiasi e poi crede di saperne abbastanza (di tutto, con tutti i rami che ha toccato) per meritarsi un (bel) lavoro a tempo indeterminato. Con un ruolo da manager. Solo fatti i primi trentasei colloqui, poi, se è sveglio, scopre che forse gli manca un pezzo. Se invece è scemo, o diversamente-sveglio, come spesso accade, si sente sfortunato e accusa la società, il sistema e la politica, di non essere in grado di trovare a lui – che ha taaanto studiato – un lavoro alla sua altezza. Quando poi il lavoro lo trova, quello diversamente sveglio ci si attacca come una cozza, mimetizzandosi a tal punto con il ruolo scritto sul biglietto da visita da non riuscire più a distinguere se stesso dal proprio (di rado reale, spesso esagerato, a volte farlocco) profilo Linkedin.

Del resto, si sa, lo dice il mondo intero: “noi Italiani sappiamo fare un po’ di tutto“. E se lo dice il mondo, noi ci crediamo. Al punto che scriviamo di noi, delle nostre aziende, dei nostri uffici e dei nostri incarichi e servizi e prodotti e saldatrici e pandori e mutande di come tutto, nulla escluso, sia a 360 gradi.
Lo facciamo per indicare che  – oltre al corebusiness – ci occupiamo anche di servizi collaterali. Che se stampiamo segnaletica, sappiamo anche aiutare i clienti a decidere come fare i cartelli, a dove e come collocarli, a cosa scriverci sopra. Che se ci occupiamo di comunicazione, diamo per scontato di essere bravissimi pure nel marketing (ma MAGARI!). Che se facciamo i pasticcini, sappiamo anche sfornare un arrosto e allestire un buffet.

Ma l’espressione, quella nel titolo, è triste. Poverella. Miserina. E lo è non in quanto tale, come figura retorica trasposta dalla geometria a qualunque altro segmento, ma perché abusata. Trita, ritrita, scaldata e riscaldata e senza sapore come una gomma da masticare tenuta in bocca per sei-sette anni.

“Brava!” Dici tu, che leggi. “E allora, io, che sono un elettricista, per far capire che non attacco solo le prese e collego i fili, ma che progetto anche gli impianti e ti aiuto a scegliere gli elettrodomestici a basso consumo, come faccio? Come lo spiego?”

Beh, la fai semplice, per esempio, e lo dici, esattamente così com’è:

“Sono un elettricista: collego fili e prese, sistemo quelli che non vanno più e progetto gli impianti elettrici da zero, aiutandoti anche a scegliere gli elettrodomestici per la tua casa.”

In chiusura, giusto per urlare come non sia solo l’elettricista e il pizzaiolo, o l’impresucola locale (magari guidata non da un top-manager, ma da un coraggioso Signor Rossi, laureato alla facoltà locale di Tirati Su Le Maniche E datti Da Fare) ad abusare della locuzione, ma che l’abuso riguardi e sia cavalcato anche dai vertici della comunicazione mondiale, cito un esempio testé preso dal sito di una delle agenzie top del pianeta. La Ogilvy  & Mather, 450 uffici nel mondo, un fatturato di più di 100 milioni di Euro e parte del colosso WPP (8 miliardi l’anno, in dollari), nella pagina italiana del CHI SIAMO, informa:

“Le sedi di Milano e Roma lavorano per clienti italiani e internazionali, fornendo servizi a 360° attraverso le agenzie del Gruppo specializzate nelle differenti discipline […]”

http://www.ogilvy.it/chi_siamo/index.html

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...