5 maggio, celebrazioni, silenzi, vergogne e versi.

Il 4 maggio del ’79, Margaret Thatcher diventava la prima donna premier della Gran Bretagna. Il partito laburista, per festeggiarla, le dedicava una pagina intera del “London Evening News”, scrivendo  «May the Fourth Be With You, Maggie. Congratulations». Ieri, in tutto il mondo si celebrava lo Star Wars’Day.

Oggi, come direbbero i soldati di Lapalisse, essendo il giorno dopo ieri, è il cinque. 193 anni fa, a Sant’Elena, Napoleone tirava le cuoia e Manzoni gli dedicava un’ode nota ai più come “Ei fu siccome immobile”,  in origine postata con il titolo “Il Cinque Maggio”, fonte di luoghi comuni e citazioni che diventarono immediatamente virali.

Solo 69 anni fa, proprio oggi, Gandhi usciva di prigione. Lo stesso giorno, un anno dopo, e ben 7 dopo la sua vergognosissima inaugurazione, il campo di concentramento di Mauthausen veniva liberato.  

Oggi, decisamente oggi, mentre in Danimarca, nei Paesi Bassi e in Etiopia si festeggia il giorno della liberazione, in Giappone quello dei bambini,  in Tailandia l’incoronazione dei Re,  negli Stati Uniti e in Messico il Cinco de Mayo (conosciuto anche come El Día de la Batalla de Puebla, ora festa dell’orgoglio messicano), in tutto il mondo le ostetriche (International Midwives day),  e in Italia l’epilessia, si celebra anche il secondo giorno dedicato a Star Wars (che uno non bastava).

Oggi, infine, è anche il genetliaco di un uomo di Cro-Magnon, cui non farò gli auguri e a cui io dedico, certa che non lo veda mai, un’immagine. 

your father mezzocentimetro

…E tre versi, che da soli, rubati all’Alessandro che a scuola vedevo come una zuppa solenne e ora, mille anni dopo, riconosco come un gran manico, dicono di me, di lui, di noi due,  più di quanto io non riesca a fare:

“E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.”

 

2 pensieri riguardo “5 maggio, celebrazioni, silenzi, vergogne e versi.

  1. Complesso e complicato. Oggi e domani a casa mia si festeggerà il giorno del non compleanno. Se ho tanti fiori in giardino li porto anche sulletombe di chi non li ha. La storia è stata scritta. Se si continua a rimuginare sulle date non se ne esce mai. Non si deve dimenticare. Si deve sapere e vivere con il senno di ciò che è accaduto ed evitare che succeda nuovamete. Per inciso: il giorno del ringraziamento è quello che odiano tutti i tacchini. La Pasqua la odiano tutti gli agnelli. Se si continua a guardare indietro invece che avanti, con ovviamente il senno di ciò che è successo, non se ne viene più a capo. Non è dimenticare. E’ prendere atto degli errori e non dare sfoggio di cultura di date storiche. Si può anche non sapere quando, si deve comprendere perchè: si deve arrivare molto vicino alle cose per rifiutarle. Questa diventa una scelta. Scegliere di essere in un modo o in un altro. Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei. Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore, perché era erbosa e meno consumata, sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili. Ed entrambe quella mattina erano lì uguali, con foglie che nessun passo aveva annerito. Oh, misi da parte la prima per un altro giorno! Pur sapendo come una strada porti ad un’altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro. Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni: due strade divergevano in un bosco, e io – io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza.

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  2. Vedi, Pare.72, fosse un tacchino, il Cro-Magnon per cui celebro il non-compleanno, sarei più felice, soprattutto se oggi fosse il giorno del ringraziamento. Solo che no, che non ce l’ha la faccia del tacchino e, per quanto mi piacerebbe poterlo dire, nemmeno il cervello. Ed è […] vivo.

    Hai ragione: la storia è scritta e si dovrebbe imparare, non rimuginare, andare avanti. Per quanto tu sia coinvolto, per quanto male faccia a te e a chi ami, a chi vorresti proteggere, ma non ce la fai. Lo so. Ma se la penna che scrive la storia, continua a usare il tuo sangue, come inchiostro, beh, allora, si fa un po’ fatica.
    Più facile far finta di niente e sputare al volo (giusto per prendersi una pausa dai draghi, dai piani marketing e dal resto) due-tre date, rubate all’olimpo dell’informazione da asporto (quello della cultura da fast-food e delle fonti non verificate), fare una giravolta, guardare in su, guardare in giù e postare una bella fotina di star wars, di quelle che fan ridere tutti. Tranne te.
    😦
    r.

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