Notturna su personalità multiple: c’è chi dorme e chi no.

Le persone normali a quest’ora dormono.

Bianca (gemella spaiata di Berny, di cui non si hanno più notizie da almeno mezzo eone), ronfa da un pezzo. Mariapaola (tutto attaccato) è già al terzo sogno. Rosa, ovviamente.  Tiberio attacca il suo terzo drago, sgranocchiando un Oro Saiwa tanto virtuale quanto croccante. AllanPoe – il grafico, invece, sta immaginando di fare una modifica alla copertina dei Test(i) e la signorina Rottermeir, preoccupata, non riesce a prender sonno: i panni fanno la muffa in lavatrice da almeno tre ore e il disgraziato corpo che la ospita non se ne cura (“da non credere!”).

Don Juan ascolta, assapora e tocca la terra, mentre – in piena armonia – cammina, mentalmente, verso il suo domani, abitando il proprio spazio fisico e ampliando l’aura. Tony respira, a pieni polmoni, ricalcando lo stato di totale benessere e lucidità assoluta che racconta nei suoi manuali. SamantHa, con l’acca maiuscola, non c’è: dev’essere uscita, a quanto pare. Le viscere di Anghela, poi, si contorcono pensando ai documenti da portare alla commercialista e alle fatture e alle ricevute degli acconti da ricevere. La Piccola Fiammiferaia ha freddo. La Bella è rimasta senza Bestia e non ne vuole sapere di uscire con Big Jim, che è un nano e non ha né lo charme, né il physique du rôle del Cro-magnon con cui stava prima. Cappuccetto rosso pensa al Cacciatore, al Boscaiolo, al Lupo, al Principe Azzurro, a Thor, a Cesare (l’imperatore) e a Tony Stark (le manca chiunque, pora cocca).

Alobar sente il peso degli anni e di quell’unico – bastardissimo – capello bianco e annusa già il vento del nord e diosolosa quanto vorrebbe fuggire. E la strega, infine, non solo non dorme, ma non è mai stata così sveglia.

I romanzi rosa riposano. I fantasy lottano. I saggi, con quell’aria da saputelli-zen, se la ridono sotto i baffi. I gialli insinuano nuovi intrecci, lasciano intuire colpe, e continuano con la loro cazzo di suspance. Le biografie si gongolano, avanti e indietro, e nuotano beate nell’infinito lago piatto di quel super-io ipertrofico che dà loro i natali e a noi il fatturato. I piani marketing, tuttora in analisi, sono già pronti per ricevere le strategie e trasformarle in tattiche. Le procedure, in fila per due col resto di sei, in versioni numerate e datate, tutte ordinate e precisine, aspettano – vigili come special OPS – di essere tirate fuori dalla cartella Dropbox, volare attraverso la rete e atterrare sugli schermi dei committenti. Le architetture languono, nell’attesa delle dita di AllanPoe, il grafico dell’orrore, cresciuto a crisantemi, tutorial online e Tim Burton. Le caselle mail si accavallano, una sull’altra, nella diabolica visualizzazione a cascata, e fanno cartello, per conversazione, sospirando una risposta, o un segno di spunta.

E Obi One Kenobi, a quest’ora, invece di essere nel letto a leggere, pensa. E come sempre, quando pensa, lo fa per iscritto.

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