Paola Bacchiddu è una donna straordinaria, è il resto che fa schifo.

 

  1. Una bella donna;
  2. un contratto con la lista Tsipras;
  3. una foto su Facebook, in bikini;
  4. un giorno di Maggio 2014.

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Se sommiamo il punto 1 al due e al tre, e dal risultato togliamo almeno mezzo millennio, ecco che otteniamo lo scenario che ha fatto da quinta al polverone mediatico che Paola Bacchiddu è (forse suo malgrado) riuscita a sollevare con una foto in costume postata su Facebook. 

Dal “Fatto Quotidiano”, leggiamo l’intervista.

La definiscono la Minetti della sinistra. 
Io sono Bacchiddu. C’è un’altra cosa che mi differenzia dalla Minetti: lei è molto più bella. E io non sono candidata.

[Modesta: Paola è bella, naturalmente bella, schifosamente più figa di mille altre sciacquette psuedo-parlamentari con le labbra siliconate e le chiappe svuotate da tre-quattro lipo l’anno].

Dicono che si sia spogliata per la causa.
Una fotografia in gommone. Questo è. Che avevo già pubblicato su Facebook. Ce ne sono decine, chi vuole può sbizzarrirsi. In costume, in spiaggia. Già, dimenticavo: faccio anche il bagno al mare. Capisco che possa essere un problema per qualcuno vedere una donna che si tuffa in mare e non usa la muta come i sub, ma è un semplice costume da bagno.

[Ironica: Paola sa ridere di se stessa, non è ingessata, non è triste, non è nemmeno vagamente somigliante a quelle facce da cara salma imbalsamata che fan finta di fare le marie goretti e poi si vendono per una poltroncina/un gioiellino/un maritino formato Mulino Bianco.]

Ma aveva una strategia? 
No. Non c’era un proposito strategico. È la mia bacheca facebook personale. Non pensavo di scatenare un putiferio di questa portata. Non credevo che una lista che ha raccolto centinaia di migliaia di firme avesse bisogno di fotografie per convincere gli elettori. Se è servito, però, sono molto soddisfatta.

[Sveglia: se la comunicazione fa parlare, va bene, anche a costo di sfiorare il confine. Il suo lavoro lo conosce, meglio di quei viscidoni, pingui, calvi, piccoletti e infidi come tanti Richelieau versione Bonsai, che popolano il mondo della comunicazione che serve la politica.]

Come la concluderebbe questa vicenda? 
Direi che vedo tristezza, e molta gente banale. Pronta a speculare e massacrare una persona per quella che era e resta una provocazione dedicata agli amici di Facebook. Non ai giornali.

[Lucida. Paola ha gli occhi grandi, e la fisiognomica dice che chi ha gli occhi grandi è intelligente e aperto.]

L’hanno ferita alcune dichiarazioni? 
Sto pensando di querelare. Qualcuno è andato giù pesante, ha confuso il mio ruolo con quello di un candidato, mi hanno dato della prostituta. Sono una collega, ma a tutto c’è un limite. È stato abbondantemente varcato. Oggi, su alcuni giornali, c’era Genny ‘a carogna e Paola ‘a prostituta. Ho una dignità.

[Stufa. E c’ha ragione, a essere stanca di tutto ‘sto finimondo, perché se il pianeta ci prende tanto per il culo è anche grazie alla nostra atavica incapacità di concentrarci su quello che conta, che dovrebbe contare, sulla nostra goffaggine, sul perbenismo di cui ci gonfiamo come pesci palla mentre non siamo in grado di difenderci, ma ci facciamo – in continuazione – infinocchiare da uno stuolo di barbagianni, impostori, lobbisti della domenica, bugiardoni impomatati e sciacalli mono-neuronici]

Si aspettava le critiche? 

Quelle degli amici, forse. Poi, visto l’ingigantirsi della vicenda ho messo in conto anche i giornali di destra. Ma dal Pd no, non me l’aspettavo. Che poi, alla fine dei conti, sono quelli che sono andati giù più pesanti degli altri. A questo punto ne approfitto, parlerò con tutti e di politica, della lista Tsipras, di quello che si propone. Ma fate capire almeno voi: non sono candidata, ma una giornalista precaria.

[Ottimista. Forse troppo. Canetti (Elias) insegna: la massa è cieca, ma soprattutto stronza.]

Con un bel corpo, quello ne è consapevole. 
Non lo so. Sicuramente in questo Paese ci sono persone che hanno un problema con il corpo delle donne.

[Moderata. Fossi stata in lei mi sarei incazzata come una pantera e avrei ricordato, un nome dopo l’altro, le merde che abbiamo avuto in Parlamento (e pure quelle che ancora ci bivaccano, ridendo degli elettori), a partire dai mafiosi, dagli indagati, dai ladri, fino ai puttanieri, fino alle pornostar.Fino a quelli che si sono fatti pagare (da noi, cazzo, da noi!) per mandare a Patrasso il sistema economico e farci passare da scemi con il resto del pianeta. Giusto per la cronaca, nel 2012 (ma saran cresciuti, ovvio) il Fatto contava 100 Nomi, fra indagati, imputati, condannati e prescritti. ]

La lista Tsipras l’ha difesa? 
Non tutti. Pareri contrastanti, ognuno che propone la sua specificità. Ma senza alzare i toni. Ma no, non sono stata immune da critiche.

[Crocifissa per alzata di mano. Pure da qualche manina della sua stessa lista, per la quale lei lavora con un contratto da free lance, per inciso.]

Lo rifarebbe? 
Dieci volte. E mi preparerei per parlare di politica.

[Straordinaria. Paola è semplicemente straordinaria. Che fa schifo è il resto.]

 

da Il Fatto Quotidiano del 7 maggio 2014

 

Ho scritto questo pezzo un giorno e mezzo dopo aver visto Paola a Matrix, e dopo aver postato su Twitter il mio parere. 

@robertagiulia

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