100.000 cervelli in fuga dall’Italia. Ma anche braccia.

Secondo i dati di un Istituto che si chiama AIRE, riportati da Il Fatto Quotidiano, sono quasi 100.000 gli Italiani emigrati all’estero l’anno scorso. Come se tutti gli abitanti di Cesena, quatti-quatti, avessero impacchettato le loro piade e avessero fatto fagotto. O quelli di Udine, O Arezzo. O Alessandria.

Dando credito alle ricerche, però, a partire non sono stati solo cervelli, che a quelli siam già abituati da un pezzo, ma anche braccia, giovani e valorose braccia di aitanti ragazzoni pronti a andare di ramazza, a infilarsi in una catena di montaggio o a lustrar scarpe, pur di non farsi prendere più per il derriére da questo caro, tanto bello quanto infame, Paese.

In pole position, i Lombardi, seguiti dai Veneti e in vetta la fascia d’età tra i trenta e i quaranta, seguita dagli over 50, che cercano altrove di godersi il resto della vita con quella miseria che L’INPS ha tanto generosamente concesso (ad altri, non a loro).

L’equivalente di una città intera ha fatto armi e bagagli e ha detto “ciao-grazie”, in cerca di altri lidi, di nuove chance, di meno palle, anche e soprattutto. Che stare qui, davvero, è proprio dura, penso io, mentre leggo i dati. Certo uno scrittore può scrivere dovunque, e stare a Brescia o Ulan Bator è uguale, farnetico tra me e me, facendo finta di non avere quella meraviglia di nano in età scolare che ho. E allora dove? Immagino. Magari a Londra. Sì, beh, non male,  solo che poi in Inghilterra (che sembra essere la destinazione favorita degli emigrants) piove sempre e c’è un tempo di merda,  la burrata costa come il caviale beluga e il Lugana, quello che da noi porti via in cantina a 6 euro e al ristorante a 25, come un Ruinart, brut, ma sempre Ruinart. In Germania c’è la Merkel e manco per niente. In Olanda piove più che in Gran Bretagna e poi ci ho già vissuto (e quindi celo). In Svezia ogni tanto c’è il sole, ma sembra essere fra i paesi con più suicidi l’anno. Meglio evitare. L’America non fa per me (diventerei una balena in quindici giorni, già lo so).  L’Africa? Bella l’Africa, ma se vado poi non torno più, come recita il motto “once you try black, you’ll never come back“. La Nuova Zelanda e l’Australia stanno a mille mila ore di volo e sarebbe un casino con i weekend alternati. Finita l’Europa, esclusa Russia, Mongolia, Oriente e affini, resta l’America del sud, ma ci sono le zanzare. E ai tropici i monsoni… Quasi ovunque. Tranne qui, a Otrobanda, uno dei due quartieri di Willemstad, capitale di un’ex colonia olandese (e con la lingua ci siamo!) in cui i monsoni e le zanzare, non arrivano. Quindi? Chissà.otrobanda mezzocentimetro roberta giulia amidani

 

 

L’articolo completo qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/10/emigrazione-lanno-scorso-95mila-italiani-hanno-fatto-le-valigie-55-rispetto-al-2011/980309/

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