Marco Gay, la guerra del tre per cento e ottocento giovani imprenditori.

Sapere.
Fare.
Impresa.
Sapere: che nessuno ci regalerà nulla.
Fare: di quest’Italia il paese che vogliamo.
Impresa: di migliorare il presente per costruire il futuro che vogliamo.

Per riempirsi i polmoni di aria nuova, entusiasmo, buon senso e
coerenza, basta ascoltare gli interventi al quarantaquattresimo convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria.
Basta vedere le reazioni di questi ottocento ragazzi italiani, tra i venti e i quarant’anni, alle parole di Marco Gay, il nuovo presidente.
Basta guardare gli occhi che brillano, le teste che annuiscono, i visi aperti e pieni di fiducia della gente che c’è qui.
Lui, Marco Gay, apre i lavori parlando di talento, di creatività, di propensione all’innovazione. Continua richiedendo etica, patriottismo, passione civile. Non fa promesse, ma chiede impegno, responsabilità.
Provoca. “Non vogliamo uno scudo fiscale”- dice- “ma uno scudo industriale”.
Chiama in causa, fiducioso, il Presidente del Consiglio.
Crede nel capitale umano, Marco Gay, e lancia una sfida: chiede a chi corrompe di andarsene. E a chi resta di investire.
La guerra del 3%, come la chiama lui parte da qui. Oggi.

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