C’è anche domani – Ennio Doris per #panoramadItalia a Brescia

– Com’era l’evento?

– Non era un evento. Era un’intervista. Doveva essere un talk-show, ma l’intervistatore forse era stanco e forse un po’ spento e l’intervistato, Doris, era in splendida forma, raggiante. Mulè ha lanciato qualche spunto sul nuovo libro del creatore di Banca Mediolanum e Doris, a ruota libera, ha parlato quasi due ore, che sono volate.

La prima domanda di Mulè non l’ho ascoltata, ma ho sentito Doris partire dicendo che all’ammalato economia abbiamo fatto un salasso, invece di una trasfusione, che in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando da un pezzo, più grave di quanto accadde negli anni Quaranta, anche se più lento, mentre gli Stati Uniti hanno tagliato tasse e tassi, mettendo nuovo denaro in circolazione, da noi, in Italia, abbiamo inasprito la tassazione e irrigidito il sistema, salassandolo. Letteralmente.

Quando parla lui, sembra facile capire quello che davvero, da quaggiù non si capisce.

“Immaginate che Renzi decida di favorire la sua regione e fare leggi per far crescere l’economia della Toscana, riducendo le tasse, alleggerendo la burocrazia, rendendo più flessibile il lavoro. Ora. Se accadesse una cosa così, l’economia della Toscana avrebbe un forte vantaggio su quella della Lombardia, del Lazio, delle altre regioni. La prima crescerebbe, le altre no, magari proverebbero a trasferirsi. Se davvero facesse leggi ad hoc per la sua regione, scoppierebbe il caos, vero? Ecco, di fatto è successo. Entrando in Europa, nell’Euro, la Lombardia non è più solo Italiana, ma è una regione tedesca, austriaca, francese. Lo stesso vale per la Baviera, che è come se fosse Italiana. L’Europa ha fatto leggi a favore, decisamente a favore di alcune regioni, a scapito di altre. “

Quando Mulè riesce a prendere la parola, dopo un accenno al Settembre 2008 e al disastro della Lehman’s Brother, su cui torna più volte nel corso della serata, chiede a Doris come veda il prossimo cambiamento.

“Lei è stato un anticipatore”- dice Mulè.

Doris, numero dopo numero, spiega come gli sportelli siano in calo vertiginoso, parla delle barriere che gli stati mettono all’ingresso delle banche estere e ci dice come nei prossimi vent’anni il numero delle banche digitali, dalle 20.000 di oggi, andrà riducendosi, fino a che ne resteranno solo poche dozzine.

Quante di queste – si chiede Doris – saranno Italiane?

Le banche straniere entreranno in Italia e avranno bisogno di persone preparate per risolvere le problematiche dei clienti. Non ha paura, lui, di sparire, quanto di perdere i suoi uomini, preziosi, di vederseli portare via dai competitor che arriveranno.

Parla poi delle operazioni della sua banca, dopo il terremoto in Emilia, o l’alluvione in Veneto, o la crisi post Lehman’s. Racconta di aver raggiunto i suoi uomini, atterriti, dopo la notizia del crollo Lehman’s e di aver scattato una foto, parlando di un’opportunità in un momento in cui 11.000 clienti su 1 milione erano stati travolti dal disastro. Vuole annullare le perdite per i suoi clienti, ci spiega, e per farlo chiede il benestare di Berlusconi, che si fida, e  insieme pagano di tasca propria. Nessun’altra banca avrebbe potuto fare altrettanto: un’operazione di solidarietà del genere non sarebbe mai passata da nessun CDA. Il 23 Novembre, dopo un paio di mesi, i fiscalisti trovano il modo e Doris azzera il disastro per la sua clientela.

L’anno seguente, mentre i competitor arrancano e sprofondano, Banca Mediolanum raccoglie oltre sei miliardi di nuovo risparmio. Chissà come mai?

Ricorda ogni data, ogni numero, ogni centesimo. Fa quasi paura. Non dice mai “Era il 2008”, ma: “Era l’otto settembre, alle nove di sera” e lo fa non solo riguardo a giorni recenti, ma anche quando parla degli anni Sessanta, degli anni Ottanta.

Alla mia sinistra siede un signore che applaude come non ho mai visto nessuno fare. Forse un po’ troppo. Alla mia destra c’è Federico Mantero, la persona che mi ha invitato qui, che mi ha fatto diventare cliente di Banca Mediolanum, e che per quanto io non sia affatto importante, sulla raccolta del gruppo, non perde occasione per invitarmi, coinvolgermi, darmi una mano. Federico è diventato il mio family banker perché eravamo amici e vedere come lavora, per me, che non sono niente, ha reso ancora più forte la nostra amicizia. Anche Federico ricorda ogni numero, con una precisione quasi inquietante. Dev’essere la forma mentis aziendale, oppure una specie di benefit che arriva per chi entra in squadra, mi dico, pensando come io non ricordi (quasi) nessuna ricorrenza e abbia una memoria sfumata come un quadro impressionista. Fatto male.

Il sistema dei family banker, indiscussa fortuna del gruppo, ha un nome inglese, ma un’origine contadina, agreste. Doris racconta di Tombolo, il suo paese, e del suo inizio, di quando lavorava in banca, e finita la giornata andava dai clienti. Tombolo era il più povero dei paesi poveri del Veneto – dice Doris. Non c’erano terre, poche, da coltivare. Per mangiare gli uomini partivano alle tre del mattino per raggiungere, a piedi, i mercati e provare a fare qualche mediazione. Uscivano di notte e tornavano alle cinque di pomeriggio. Doris, da ragazzo, usciva dalla banca dopo il lavoro e andava porta a porta dai clienti, per portare loro libretti, contanti, documenti da firmare.

Parla, commuovendosi e facendoci divertire, dell’incontro con l’unica donna che sia (mai) riuscita a togliergli la parola.

Parla dei suoi figli, del percorso fatto da entrambi, sulla scia delle parole del nonno, che raccontava a Ennio, piccolo, di un macellaio che aveva mandato suo figlio da un altro macellaio, in un’altra città, per imparare il mestiere.  Racconta la prima prova pubblica di Massimo, durante una convention in Spagna e di come per sapere davvero cosa pensassero i suoi uomini, avesse deciso di mettere degli infiltrati nel pubblico.

“Certo che applaudono: è mio figlio. Ma io devo sapere cosa dicono davvero.”

Parla di marketing, Doris, e Mulè, che insegna teorie e tecniche della comunicazione all’Università telematica di Napoli, gongola. Dice che mentre gli altri tagliavano sulla pubblicità, lui ha continuato a farla crescere. “Quando gli altri riducono, il mio investimento vale di più”– ci spiega. “Quando c’è un momento difficile, il primo taglio è sul marketing. Noi, mentre gli altri diminuivano o annullavano, aumentavamo. E così siamo cresciuti”.

“C’è anche domani” è il titolo del libro, che ho qui (e sul quale ho preso appunti), scritto con Leopoldo Gasparro, penna felice, occhio sveglio, mente brillante. Un libro nato per raccontare la storia di Doris e delle sue scelte difficili, che l’hanno prima messo alla berlina e poi reso grande, che hanno permesso a quest’uomo di costruire un mondo incredibilmente umano intorno al denaro, che è quanto di meno umano esista. 

“Varda che ghe s’è anca domàn”

Gli diceva suo padre, quando lui era piccolo, infondendogli lo spirito, la fiducia e la forza che oggi fa di questo ragazzino del 1940, un gigante. Buono.

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