Ebola: in Italia non c’è. Non ancora.

Sai cos’è una pandemia?

Se lo sai, salta le righe verdine, altrimenti leggi la definizione della Treccani:

pandemìa s. f. [rifacimento di epidemia secondo l’agg. gr. πανδήμιος «di tutto il popolo» (v. pandemio)]. – Epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territorî e continenti: p. influenzale, p. vaiolosa.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO – in inglese), perché si possa parlare di pandemia, devono verificarsi 3 condizioni:

1. la comparsa di un nuovo agente patogeno; FATTO

2. la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie; FATTO.

3. la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. FATTO.

Le pandemie più famose/famigerate sono state quella del 1918 (influenza spagnola: 25 milioni di morti in tutto il mondo), del ’57, (influenza asiatica: 2 milioni di morti accertati), del 68 (influenza di Hong Kong: tra 750.000 e due milioni di vittime, di cui 34.000 negli Stati Uniti).

Ora.

Il virus Ebola ha fatto la sua comparsa nel cuore dell’Africa, ed è stato identificato nel 1976, in Congo.

Provoca febbri emorragiche letali e sembra (perché non c’è nulla di certo, né di chiaro) che uccida fino al 90% dei suoi ospiti.

In poche parole, è un’influenza molto molto cattiva e fa fuori nove persone su dieci. Colpisce e distrugge il sistema immunitario (più quello è forte e meno facile è l’attacco e la vittoria da parte del virus).

I media ci dicono che il contagio arrivi solo con il contatto con sangue e fluidi corporei di pazienti già malati. Il tempo di incubazione sembra durare fino a 21 giorni.

Si dice che il virus sopravviva, dopo la morte dell’ospite, fino a 3 mesi, purché il cadavere non stia alla luce. All’ebola il sole non piace.

Uso volontariamente verbi dubitativi e scrivo di ipotesi, non di certezze.

Quello che si sa è vergognosamente poco. I governi, di fronte a un’emergenza del genere, non sono affatto preparati. Non sapendo cosa fare, prendono tempo. Il rischio, d’altro canto, sarebbe quello di generare il panico e di farlo troppo presto.

Ciò che si sa è che Mr Obama, pochi giorni fa, diceva che il virus non sarebbe mai uscito dal continente Africano. Il malato negli USA, quella in Spagna, e, infine, il medico in Germania (notizia di ieri, 14 Ottobre 2014), lo smentiscono.

In Italia, c’è un medico marchigiano in osservazione a Roma, ma ancora non si sa (o non si dice) se sia stato contagiato o meno.

In attesa che arrivi, l’unica chance che abbiamo davvero è informarci. Leggere. Studiare. Sapere cosa fare.

“Già, ma dove, visto che i media ripetono che è tutto ok?”

Online. Non accontentandosi di un link, saltando i catastrofisti e i complottisti (personalmente non mi cambia la vita sapere se sia un’arma terroristica o meno.Quello che FORSE può salvarmela è sapere come NON contrarlo, come combatterlo e come non lasciarci le penne al pronti via) e leggendo tutto con (un sacco di) beneficio d’inventario.

Quando il virus arriverà in Italia, (non “SE”, ma “QUANDO”), l’unica possibilità per tentare di salvarsi sarà l’isolamento assoluto.

Non andare al supermercato.

Non andare a fare la spesa.

Non incontrare nessuno.

Chiudere le porte e rimanere isolati.

Esistono siti di gente che si attrezza da anni, che si prepara.

Alcuni di questi sono facilmente riconoscibili come invasati alla frutta, ma altri, che pure conducono una vita normale, oltre a documentarsi più della media, spiegano anche cosa fare in caso di reale bisogno. Basta cercare online “preppers” o “preppers italia”.

E poi SCEGLIERE: se far finta di niente o decidere che se esiste una e una sola possibilità di farcela, quella ci interessa.

 

 

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