“Per una vita felice ci vogliono tre cose: gentilezza, gentilezza e gentilezza”

“Per una vita felice ci vogliono tre cose: gentilezza, gentilezza e gentilezza”

Chi l’ha detto non indossa sandali sotto vesti arancioni mono-spalla (per lo meno non in pubblico), non è una poetessa naïf , non scrive libri new-age e non è un personaggio da talk-show.

Chi l’ha detto è un uomo che ha costruito un impero partendo da un prestito di 500.000 lire e cinque maglie di cachemire colorato e oggi, l’iniziativa imprenditoriale di questo signore che nel 1978 fondò un’azienda per aiutare l’allora fidanzata e attuale moglie, vale più di un miliardo e mezzo di dollari.

Quest’uomo, nato il 3 Settembre 1953, di nome fa Brunello, come il vino Toscano. E di cognome Cucinelli.

E la sua storia è già leggenda.

Sul suo sito, in bella vista, campeggia una frase di Dostoevskij (a cui tengo molto e su cui ho scritto fiumi…).

Lui, al di là dei claim, degli slogan e delle frasi che dice (tanto forti e semplici da sembrare finte), ha ribaltato il concetto d’impresa, rimettendo banalmente l’uomo al suo posto. Ovvero ha fatto la cosa meno banale del mondo, soprattutto di questi tempi.

E chi lo segue, come me e come fanta-milioni di altre persone, non ha che da rimanere a bocca aperta.

Chapeau, Signor Brunello!

Se anche uno solo degli imprenditori di oggi dovesse, anche solo per caso, avere l’idea di seguire le sue orme, lei avrebbe fatto un altro bingo.

Un altro, certo, ché il primo ce l’ha negli occhi di chi lavora con lei, di chi la sceglie come fornitore, di chi ha il culo sfacciato di averla come cliente e amico.

HO SCRITTO QUESTO POST PERCHÉ…

…parlo del “perché” di Brunello Cucinelli almeno una volta a settimana, quando spiego quanto sia importante comunicare il proprio perché, quando parlo di approccio umano, quando parlo di buon senso e di imprenditori illuminati.

Come me e con me ne parla la mia Maria Teresa Zorza, fonte di luce, crescita personale e professionale (nonché di risate a perdifiato) da un paio di anni a questa parte.

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