“Ce l’abbiamo con gli infermieri? O con i medici?”

No.

Non è con loro che siamo arrabbiati.

E “arrabbiati” non è la parola giusta.

“Arrabbiati”, sappiatelo, configura un eufemismo.

Non è con gli infermieri, né con i medici, e neppure con i paramedici e il personale sanitario. Né con il sistema, che non esiste, se non nei discorsoni dei politici. Noi siamo FURIOSI, e imbufaliti e davvero-davvero incazzati con chiunque scelga di lavorare nel mondo sanitario e non solo non faccia bene il proprio mestiere, ma lo faccia tanto male da mettere a repentaglio la nostra vita e quella di chi amiamo.

Scritto per Risarcimenti Medici, da Brescia, la sera del 7 aprile 2015.

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2 pensieri riguardo ““Ce l’abbiamo con gli infermieri? O con i medici?”

  1. Non facciamo di tutta un’erba un fascio.
    Mia madre doveva morire prima di Natale eppure ha vissuto, e bene, a passeggio con il cane, in macchina fino al mercato. Nel suo Microcosmo fino a Maggio.
    Merito di un medico e tre infermiere che non si sono arrese.
    Ospedale di periferia.
    Agli Ospedali Riuniti e politicizzati era data per morta da Agosto prima della fine dell’anno ed in agonia.
    Io non leggo tanti articoli di piccoli ospedali che compiono miracoli. Quasi un anno normale.
    Ovvio.
    Aspettando la morte.
    Ma forse la spettavo più io da figlia che non lei, sentendosi bene. Vivendo come tutti i giorni dei suoi 69 anni. Io aspettavo. Lei viveva. Io avevo paura. Lei viveva.
    Non si può sempre generalizzare.
    Anche in posta trovi quello che non riesce a farti pagare un MAV.
    Basta non generalizzare.
    Sparare sul sistema è facile. E’ come sparare a salve.
    In guerra dicevano: puntate, mirate, fuoco!
    Se hai un colpo in canna meglio non sprecarlo.
    Se hai un esercito davanti ed un unico colpo in canna: spari in polemica blanda verso il sistema oppure alzi la testa e vai dritto al bersaglio?

    Colpo in canna.
    Puntate.
    Mirate.

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    1. Ciao Roberta.
      Quello che hai letto è lo stralcio di un articolo a pagamento e non è frutto delle mie elucubrazioni, ma solo del mio pathos.
      Scrivo (in chiaro, con nome e cognome e non come ghostwriter) per una società che assiste chi ha subito un danno (grave e dimostrabile) dal sistema sanitario. Né io né loro lo facciamo gratis. Eppure, per quanto la mia penna sia retribuita, così come – con notevoli differenze – il loro lavoro, le storie che ho sentito (direttamente) e letto (dai documenti e dalle ricerche) non possono non toccarmi.
      Sul piano economico, la differenza fra me e questa società è che io sono pagata in anticipo per quello che faccio. Loro, invece, recuperano i soldi che spendono solo in caso di effettivo risarcimento.
      Il mio “colpo in canna”, postato su uno dei loro siti questa mattina alle sei, era rivolto a uno dei tanti commenti generici e generalisti che ogni giorno sgorgano dalle iraconde dita di una pletora di personaggi troppo occupati per prendersi la briga di leggere tutto un pezzo, fino in fondo, ma che si limitano a saltare (ululando) sul pulpito di Torquemada, pronti soltanto a vomitare odio, spruzzare veleno e diffondere polemica. Non leggono, Roberta. Commentano come se parlassero a loro stessi. E in effetti è così: parlano da soli! Non accettano repliche. Se la fanno e se la contano.
      La libertà d’espressione – esplosa dal web – fa sì che ognuno di noi possa dire la sua. Come meglio crede. Sapendo anche, che parlando si espone alla critica e che la critica può anche essere feroce, o stupida, o generalista. Così come, in certi casi può dare vita a dibattiti stimolanti, riflessioni intelligenti, conversazioni magari spigolose, ma piacevoli.
      Ah, domani esce su Amazon il manuale del Paziente Preparato: è gratis, sta lì solo per avere maggiori chance di essere diffuso. Non è la Divina Commedia, ma un volumetto di una sessantina di pagine con qualche consiglio per avere a che fare con il mondo sanitario.
      Se puoi, e vuoi, mi farebbe molto piacere avere un tuo parere.
      Grazie. Buon pomeriggio.
      🙂

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