Di noi parliamo un sacco. Tra noi, sempre meno. (La comunicazione ai tempi dei Social network)

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Oltre a Facebook, abbiamo Social network per condividere solo musica. Musica e foto. Foto e testo. Tanto testo e niente altro. Testo, ma poco. Testo, ma degli altri. Testo nostro ma da vedere dopo. Testo che dice quando fare una cosa o partecipare a un evento. Doodle per mettersi d’accordo e sapere se ci sei giovedì oppure venerdì. (O se alla fine bidoni, che mi sa che non ce la fai)…App per sapere quando non possiamo avere rapporti (qvando non fogliamo pampini) e quando invece farlo di corsa.

Ci sono affarini che ci contano i passi, le calorie, le ripetute, i seguaci, il punteggio, la fama e l’indice di gradimento. Forse anche gli amanti.

Per i messaggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: c’è il metodo Zuckerberg (700 milioni di utenti attivi/mese) per parole, immagini, note vocali e filmini a perenne monito. Per tutto quel che è meglio non resti in giro, c’è Telegram (20 milioni di utenti, dati vecchi di un annetto e nessuna certezza su quanti siano attivi) e da qualche giorno anche Blabel, con la fighissima funzione “self-distruct-mode” (ti dico qualcosa, o te la mando e in 30 secondi, pluffete, sparisce).

Per le video-chiamate c’è Skype e Facetime (che sarebbe perfetto se non si connettesse contemporaneamente su cellulare, ipad, e computer).

Io su Skype ci bevo anche il caffè.

Per broccolare possiamo loggarci -in contemporanea- su Adotta un ragazzo, Loovo, e quell’altro coso recensito da dio da Oltreuomo, che non mi ricordo come si chiami*. Poco movimento, poca verve, pochi congiuntivi. Come lo so? Maddai.

Sappiamo dai Social cosa fanno i nostri amici, che non ci chiamano (più) per invitarci, ma creano “l’evento” e si stupiscono se poi non ci andiamo. O dove vanno (ciao-ciao alle cartoline) o con chi escono e se escono. Sappiamo perfino cosa stanno facendo dal loro status: è online, uguale cazzeggia.

[Per me non vale, ci lavoro qui, ciccini]

😉

Lo status (on o offline) è diventata un’arma per milioni di psyco-fidanzati e cyber-gelosi col dito puntato:

– Perché non mi hai risposto?

– Eh, boh. Non ti avrò letto.

– Nooo. Mi hai letto, mi hai letto. Ho visto che mi hai letto.

– Ma non lo so, magari non ero io…o ero al telefono…

– Seee…. Eri lì. Ti ho vista online. Mi hai letto. Lo so che mi hai letto. 

E poi la gente si ammazza.

La verità (la mia, visto che sono io a scrivere) è che di noi parliamo un sacco, ma tra noi, sempre meno. E, pur gongolandomi da un pezzo nell’alfa privativa davanti alla parola “sociale”, a dirla tutta, oggi, non so se mi piaccia.

Quindi? Quindi, dopo una notte nervosa, passata a controllarmi per non rispondere, non subito, al commento di un’idiota a una cosa postata da qualcuno per cui lavoro, e dopo un paio di giorni di riflessioni su quanto stia davvero dormendo poco e stia ri-scivolando verso l’insonnia molesta di tanti anni fa, ho deciso di levare almeno Facebook dal cellu. Sto appiccicata all-day-long al computer. Mi ci siedo alle sei, quasi tutti i giorni, e lo mollo a mezzanotte, tranne quando sono in ritardo (e faccio il dritto).

Almeno di notte, almeno quando voglio solo dormire, o leggere Cameron, o Wallace, da stasera non ci sarà più modo di farmi indispettire.

Certo, potrei togliere le notifiche. O lasciarle e non leggerle. Ma sarebbe come smettere di fumare tenendo in bocca una Marlboro rossa.Morbida. E in mano un accendino.  Magari qualcuno ci riesce. Io no.

Fonti:

2 pensieri riguardo “Di noi parliamo un sacco. Tra noi, sempre meno. (La comunicazione ai tempi dei Social network)

  1. Un po’ generalista devo dire, dal mio punto di vista. A parte che per principio non mi sono mai iscritta a Facebook perché, francamente, non ho tutto questo desiderio di ritrovare chi ho perso nel tempo. Se è andato perso evidentemente non mi interessava un gran che.

    Nelle scuole hanno inserito i registri online o, come direbbe lo stagista di Google, quello matto forte, on the line.

    E’ sempre un caos e alla fine torni ai vecchi metodi: diario.

    Ma. Essere connessi è fantastico. Tu hai un blog. Chi ti avrebbe trovato altrimenti? Oltre ai tuoi amici e vicini di casa intendo.

    Avere accesso a tutto ha un suo fascino. Ti porta all’inerzia perché non sfogli più il vocabolario. Cerchi la parola su internet.
    Le cartoline mi hanno sempre infastidito quanto le foto ricordo dei morti. Non sai mai se sia blasfemo gettarle. E ti ritrovi con collezioni di cartoline. In genere taglio i francobolli e faccio collezione. Almeno do un senso al fatto che le abbia gettate.

    Ho 1426 email non aperte e non le aprirò neppure mai. Ne sono certa. In genere suppongo che tutti i mezzi siano fantastici. Basta saper dire stop.
    E leggere Baricco (che è simpatico come un dito nell’occhio in una giornata di nebbia, ma è straordinario. Ragiona per immagini e quello che scrive: lo vedi).

    Ciao.

    Roberta

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    1. Ciao Robi, buongiorno.
      La meraviglia di questo mondo virtuale è che è un po’ come una discarica a cielo aperto.
      Fa schifo, puzza, non è un bello spettacolo, ma se ti infili gli stivali di gomma, ti ci arrampichi sopra – stando attenta a dove metti i piedi – e tieni gli occhi aperti, magari ti capita di trovarci una trave di quattro metri che sembra nata per appoggiarsi su tre tronchi e diventare una panchina fantastica.
      Grazie.

      Mi piace

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