Lettera a un figlio.

1 nave coccole risate
Sei chi sei per le persone che ti hanno sfiorato, per quelle che hai tenuto vicino, per le cose che hai imparato, per gli errori che hai fatto, per quelli che ripeterai e anche per quelli che hai deciso di non volere più.
Per lo meno fino alla prossima volta.
Puoi divertirti o deprimerti.
Oppure farti scivolare tutto addosso, senza infilartici mai dentro.
Puoi restare immobile o scappare via.
Puoi essere curioso come un babbuino, e succhiare tutto quello che vedi o senti. Puoi essere aperto, spalancato come una stella marina a pancia all’aria, e riempirti di luce e sole. O startene rattrappito sotto gli aculei. Tutto nero, tutto chiuso.
Puoi godere di tutto.
E anche fottertene.
Puoi essere il bene, il male, il così-così, il sole e la pioggia.
Puoi essere Pictor. E anche Pictoria. Puoi essere Herman Hesse, Hendrix, Capossela, Bukowski, Maccarthy o la Hack. Puoi anche essere il postino. O la sciura Maria. O Snoopy.
Contemporaneamente.
Puoi essere illuminato, ma anche uno stronzo pazzesco.
Puoi fare casino.
Puoi far sito.
Puoi cercare in continuazione per crescere.
O anche solo per ammazzare la noia.
Puoi raccontare storie.
Puoi dimenticarti la storia.
Puoi uscire di casa in ciabatte, con buona pace di Feltri.
Puoi andare a fare la spesa in smoking.
Puoi stare sul divano in tacco dodici e giarrettiere.
Anche senza aspettare visite. Anche solo per provare. Puoi provare tutto. Qualsiasi cosa.
Anche a farti a pezzi, se ti gira.
Puoi farti vedere. O startene nascosto.
Puoi emigrare. Puoi restare a casa tua.
Puoi innamorarti. Anche più volte al giorno.
Puoi cambiare idea.
Puoi pentirti e ricominciare.
Puoi avere paura.
Puoi chiedere aiuto.
Puoi esprimere desideri. A voce altissima.
Puoi muovere il culo per aiutarti da solo.
Puoi stare da solo. E starci bene.
Puoi cercare compagnia. E coltivartela.
Puoi ammalarti e puoi guarirti (entrambi riflessivi).
Puoi ucciderti di schifezze o digiunare. Puoi perdere peso, soldi e tempo. E puoi prenderne. Puoi pagare le tasse. O stracciare le notifiche.
Puoi toccare qualcuno.
Puoi essere felice.
Mica sempre, ovvio. Ma a momenti. Puoi riconoscere di esserlo, meglio durante.
Puoi lasciar andare.
Lasciar correre.
Dimenticare, far finta di niente.
Puoi studiare. E mica solo sui libri. Ma nel mondo.
Sei chi sei, per quello che hai voluto essere tu, per lo zampino dei tuoi vecchi, per la maestra delle elementari (quella simpa e quella no) e anche per il tizio che stamattina non ti ha nemmeno salutato.
Non solo solo i geni. Non è solo il DNA.
Non sono io.
Non è il vecio.
Non è quello che ti abbiamo detto e fatto vedere.
E non è nemmeno “solo” l’ambiente, le convinzioni, le credenze. Macché: è più incasinata, la storia del chi sei, fatta di un sacco di cose mischiate, in dosi diverse, con una ricetta che cambia ogni volta, da individuo a individuo.
Non esiste l’assoluto. C’è il relativo, che cambia l’esito, stravolge l’effetto, a seconda dell’osservatore.

Sei chi sei, finché sei vivo e lo sai.

Poi, dopo, dopo la sepoltura, la crematura e/o la dispersione delle tue ceneri nel Rio Negro, o nel Mella (che è nero uguale ma è più vicino), saranno gli altri, al massimo, forse (e non è mica detto) a sapere chi sei stato.
“Quindi? Cos’è che vuoi dire, esattamente?”
Niente.
O solo una cosa, alla fine:
“Mangiatela, la tua vita.
Cacciaci dentro la faccia tutta intera e sbranala.
Sempre.
Provaci.
Ogni giorno sarà diversa.
Giuro.
Tu, però, nel frattempo, mentre cerchi o non cerchi, mentre tenti, indaghi, scopri e nascondi,cammina a testa alta (come un Re) e lavati i denti (come se stessi sempre per baciare la donna più figa della galassia).”

Un pensiero riguardo “Lettera a un figlio.

  1. Direi che questa è la lettera a tuo figlio, da parte tua. Ognuno di noi da un’intonazione alle parole. Come uno spartito musicale. Può essere lento, andante o allegro. Chiunque legge prende il suo tempo e rispecchia il suo umore o stato d’animo.
    Una battuta può essere un’offesa. Un’offesa può essere una battuta.
    Relatività.
    A mio figlio mi vien bene:
    Puoi non fare i compiti ma non venire a piangere da me se pigli una nota perché di riflesso ti pigli un: te l’avevo detto! (In tono meno mite).
    Puoi mangiare porcherie fino a strozzarti ma non lamentarti se ti dicono: si fa prima a saltarti che a girarti attorno.
    Potresti imparare ad osservare le cose, come quando vai alle mostre e ti piace. Il mondo è un teatrino. Basta saperlo guardare ed ascoltare.
    Per il resto, se vuoi progettare trappole per topi o marchingegni aspira-zanzare, fa un po’ venditore di cose improbabili ma è una tua scelta. Se pensi che la fortuna giri dalla tua, cogli l’attimo e fai surf. Se desideri che la fortuna giri dalla tua, coltivala con le tue abilità e capacità. Se non te ne importa nulla, avvilisciti nella nullità.
    E’ pur sempre la tua vita e sta a te decidere quando sei ad un bivio amletico. Essere o non essere.
    P.S.
    Se ascolti troppi consigli finisci per non capire più nulla e ti perdi nel mare dell’indecisione. Vai a caso per come ti suggerisce l’intuito.

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