GABRIELE CARBONI è IL MIO WORLD WIDE WEB WARRIOR.

Ve lo ricordate James Tont?

Quello che a Zelig faceva “Fu-fuuu, le so tutte”?

Senza titolo-2
World Wide Web Warrior

Ecco, non c’entra niente, perché la mia guida non è lui (che pure ne sa davvero un sacco e non solo di media, comunicazione e social, ma questa è un’altra storia) ma come lui, non se ne fa scappare mezza.

Non fa parte del nutritissimo e purulentissimo club dei Fuffology, nel quale gravitano buona parte degli ex-giovani start-upper che non han cavato un soldo di cacio dalle loro avventure imprenditoriali e/o che son stati segati da ruoli a tempo più o meno determinato.

Non ha un sito che come lo sfiori ti mitraglia di mail fino a farti venire voglia di suicidarti o strappare il router.

Non si vende come super-fanta-nientista al quadrato.

Ha una società che si occupa di social media e che lo fa in modo serio, senza prosopopea e con risultati spendibili e verificabili.

Non è un Wanna-be (o “A-wanna-ganna”), non compra le sue recensioni e non paga per riceverne.

La sua azienda, Weevo, è sana: lavora bene, funziona bene e rende bene.

Come lo so? È una SRL, signore e signori, e i bilanci delle SRL sono pubblici.

La mia guida, il mio faro nell’universo dei social-media-cosi (anzi: contro), il mio WWWW (World Wide Web Warrior) si chiama Gabriele Carboni e lo conosco perché grazie a un discreto posizionamento di iper-editing.com, ha prima trovato il mio sito e poi ha scelto di seguirmi nell’avventura del mentoring.

Per tre mesi, una volta a settimana, l’ho visto in Skype e l’ho seguito in remoto mentre dava vita e corpo al suo primo vero libro.

A un certo punto, alla fine del suo lavoro e ai blocchi di partenza della correzione delle bozze, mi ha proposto (dietro lautissimo compenso, ovvio) di mettere in pratica il VCP, al secolo “VISUAL COMMUNICATION PLANNER” e di riconfigurarlo sui miei obiettivi.

In meno di un’ora, in collegamento Brescia-Vignola, mi ha aiutato a compilare il modello e seguendo le sue istruzioni (moolto più chiare dei manuali IKEA), alla fine della call, mi sono ritrovata con un piano in tripla, anzi quadrupla, classe A:

  1. Accattivante (da acquolina in bocca);
  2. Abbordabile (senza vendere un rene);
  3. Applicabile (al pronti-via);
  4. An-vedi (serve aggiungere altro?).

Il piano mi ha fatto scrivere quello che già sapevo e – come predico bene continuando a razzolare da sei meno-meno – nello scriverlo mi ha portato a vederlo e a programmare subito le azioni da compiere per andare, come direbbe Totò, dove volevo andare (a parità di incarichi “non-fiction”, volevo anche più “fiction”).

Nel concreto, con il mio VCP sott’occhio, ho resettato la mia comunicazione, avvicinandola ai miei desideri: i cambiamenti hanno toccato la forma (stile e grafica) e hanno ribaltato la sostanza, senza farmi perdere nulla del consolidato.

I clienti non-fiction (biografie, saggi, manuali, didattica e how-to) non sono scappati e quelli interessati alla narrativa sono cresciuti.

Il mio incremento sul fatturato, in termini di progressivo a oggi, è…

Pronti?

… a tre cifre.

(Il primo numero è nascosto nel post: per scoprirlo vi tocca leggere).

E no, l’anno scorso non morivo di fame.

In effetti, non sono mai morta di fame; chi mi ha visto in carne e ossa ma soprattutto carne, lo sa.

Al di là dei risultatONI per i quali gongolo, va detto come la crescita non sia stata fulminea (da zero a gnè-gnècento per cento in più in una settimana), ma costante e abbia seguito sia il successo (e le seconde, terze e quarte ristampe) di alcuni dei miei autori del 2015, sia un altro aggiustamento nella mia “USP” (unique selling proposition).

In parole povere, ho seguito il consiglio di Antonio Panìco, un altro autore la cui categoria Ateco credo sia quella del coach, ma il cui contributo va al di là delle definizioni. Grazie a lui e alle sue sessioni di lavate di capo e deep focusing, ho deciso di seguire meno autori, aumentando il valore dei miei interventi.

Così, oggi, 18 Febbraio 2016, quasi 19, il primo numero dell’incremento del mio fatturato sul progressivo dell’anno scorso è più di cinque e meno di sette. E se è sei è anche perché ho avuto un sacco di fortuna: ho avuto la fortuna di essere scelta come correttore di bozze già ben fatte ai blocchi di partenza e ho avuto la fortuna di interagire con i loro autori (tenendo sempre presente che la fortuna non esiste ma va ringraziata, sennò s’offende).

 

Un pensiero riguardo “GABRIELE CARBONI è IL MIO WORLD WIDE WEB WARRIOR.

  1. La fortuna ha sempre il suo peso ma, per come ti ho conosciuta, non centra molto. Potrei definirti appassionata, motivata, un po’ talebana. A volte melensa. Con una buona dialettica. Molto caparbia. Difficilmente mi verrebbe da dire: ha avuto una gran fortuna. Più di 5 e meno di 7 sembra la pagella di mio figlio, che se lo vedi in pagella ti fa girare l’anima, ma se lo vedi nel fatturato fa più piacere. Poi arrivano le tasse e smetti di sorridere. L’unica fortuna che potrei dire: eh. Ha avuto la forza di fare quel che voleva e lo ha fatto. E la solo fortuna che ha avuto è di sapere quello che voleva fare ed esserne certa. Ed è già una gran fortuna. Quindi, se proprio si deve commentare benché non sia un obbligo morale o civile. Neppure penale credo: hai semplicemente fatto un ottimo lavoro. Ci hai speso la fiducia in te stessa e non ti sei fermata davanti alle difficoltà. Quindi ringrazia pure la fortuna se vuoi. Ma non darle meriti che non ha

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