Sei parole. Una storia.

Image

E se ci capitasse un giorno di scoprire che non abbiamo inventato nulla? In un’epoca dove essere sintetici è diventato un must, dove Twitter ci “obbliga” a condensare parole e pensieri in pochi, scarni caratteri, dove postiamo tenendo d’occhio lo spazio rimasto a disposizione eliminando alla fine parole e punteggiatura inutili, risulta strano pensare che tutto cio’ possa avere una paternità illustre. Non solo postare su Twitter, anche scrivere un sms è diventato un’impresa. Abbiamo fretta e dobbiamo esprimere emozioni in poco spazio. In poche righe è necessario raccontare stati d’animo, giornate lavorative, vite intere. Laddove le parole non bastano, evoluti simboli grafici riassumono il tutto. È il trionfo degli emoticons, il cui inventore, per chi non lo sapesse, è diventato ricco, grazie alla geniale idea di simpatici disegnini in grado di condensare situazioni piu’ o meno complesse. Per chi è rimasto a corto di parole, insomma. O per chi non ha tempo. Ma sareste capaci di raccontare una vita o anche una frazione di essa, in 6 parole? Senza emoticons, senza surrogati. Qui vi si sta chiedendo di spiegare uno scenario con poche, sceltissime, parole, creando una sorta di plot di cio’ che vi sta accadendo. O che sperate o temete che vi accadrà. La scelta delle parole è importante perché esse dovranno essere affilate come lame, in grado di penetrare nel cervello creando, in sole 6 misere presenze, una reazione. […] Bisogna tornare addirittura agli anni 20, quando Ernest Hemingway, autore di mastodontici ed epici libri venne sfidato dai suoi amici a scrivere un racconto in sole 6 parole. O almeno questo racconta la leggenda. Ciò che lo scrittore produsse (vincendo la sfida) fu qualcosa di assolutamente evocativo e, a modo suo, epico: “For Sale: baby shoes, never worn” (In vendita: scarpe da bimbo, mai usate) la forza vincente in una storia così corta sta nel suo potere evocativo. In effetti è questo il must della sintesi: andare dritto al punto. Suppongo che l’intento di Hemingway, da scrittore,  fosse quello di stimolare la fantasia del lettore che, in base alla propria sensibilità, potrà creare la sua storia ideale partendo da poche, affilate parole.”

Continua a leggere su http://www.switch-magazine.net/six/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...