Metti un giorno in agenda per andare all’anagrafe

Hai perso la carta d’identità. Avendola persa, non te ne puoi andare. Non puoi farlo da circa sei mesi. Cioè da quando hai mancato il volo per Sin City e il uicchènd con il tizio che c’è andato da solo e ha passato due giorni a ricordarti quanto tu sia cretina, a dirti, anzi a scriverti. No: a uazzapparti che se solo fossi stata lì, diosolosacosatiavrebbefatto.

Dallo smarrimento in avanti si sono susseguite, nell’ordine:

  • una prima visita informativa sul sito del Comune con conseguente tentativo di fissare un appuntamento sull’agenda online temporaneamente fuori uso da lì ai successivi mesi numero sei;
  • un pomeriggio in questura per denunciare lo smarrimento e ottenere un documento ufficiale che attestasse che sei una cretina;
  • una mattina passata in coda dalle ore 9:00 alle 12:00 in un ufficio decentrato dell’anagrafe cittadina per poi scoprire, a cinque minuti dalla chiusura che i terminali non funzionavano;
  • una seconda (e una terza e una quarta) visita sul sito del Comune, con gli stessi risultati della prima;
  • un uicchend saltato e un altro nemmeno preso in considerazione;
  • un’altra mattina nello stesso ufficio decentrato senza risultato alcuno;
  • il ritrovamento della smarrita carta d’identità in una borsa delocalizzata;
  • un appuntamento fissato sul calendario dell’iphone, con tanto di notifica e status “occupato”;
  • tre ore di Kafka sotto DMT.

Preso l’appuntamento, sei andata all’ufficio decentrato numero due. Hai preso il numero e hai aspettato il tuo turno. Allo sportello hai trovato un volto amico. Ci hai fatto due chiacchiere e hai scoperto di avere in comune lo stesso istituto scolastico di provenienza. Il volto amico, vista la pratica, si è immediatamente reso conto di un errore nella denuncia. Il numero di C.I. era sbagliato. Il carabiniere che ha raccolto la denuncia, nel copiarlo ha scritto un otto al posto di un sette. «Va rifatta. O vidimata. O corretta e timbrata.» – ti ha spiegato. E a te non è restato che dargli retta.

 A quel punto sei uscita, sei risalita in auto e hai riattraversato GothamCity per tornare in questura. Hai aspettato il tuo turno e davanti a un uomo dell’Arma di tutto rispetto, raccontato l’accaduto, hai ottenuto il tuo timbro.

Da lì sei tornata all’anagrafe numero due, trovandoci però i terminali fuori uso.

La vecchia Te sarebbe andata su tutte le furie. Quella nuova, ripiena di semi di zucca e bacche di diosolosacosa rigorosamente bio, ha sorriso  e ha chiesto un favore, uno di quelli che non si chiedono, che non possono essere concessi: ha domandato al volto amico di avvisarla in caso di ripresa dei terminali. Il volto amico ha spiegato come la richiesta fosse inaccettabile e tu – comprensiva come Polyanna – te ne sei andata.

Facendo finta poi che tu non abbia mai ricevuto alcun segnale, ma che – guidata dall’istinto e null’altro – abbia deciso di rimetterti in macchina, alle ore 11:00 ti sei ripresentata all’anagrafe numero due, e hai scoperto di non poter avere il duplicato.

«Serve una contro-denuncia di ritrovamento. Con quella basterà andare all’ufficio centrale per riavere la carta.» – ti spiega il volto amico.

La vecchia Te avrebbe dato fuoco all’ufficio, salvando solo il volto amico (gentile, ancorché legato mani e piedi dalla burocrazia), e poi –  non potendo emigrare – sarebbe andata a costituirsi. La nuova Te si è riseduta e ha detto che piuttosto l’avrebbe mangiata.

Ha detto proprio così, col sorriso: «Piuttosto la straccio e me la ingoio».

Se il volto amico fosse stato nemico, mi chiedo se adesso, a qualche ora dagli eventi avversi di cui sopra, potresti scrivere che hai una nuova carta in mano.

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