Uno scrittore deve saper vendere

Yes, Sir. Deve farlo.

– Ah, non basta scrivere un libro?

– Dipende.

– Da cosa?

Se scrivi un libro per regalarlo a tua zia, può bastare, eccome (ma dipende sempre dalla zia). Ma se covi il sogno proibito di essere letto oltre che pubblicato, allora devi darti una svegliata e iniziare a pensare al DOPO, ovvero alla vendita.

La venditaaaa?

Sì. La vendita.

La vendita di un libro si fa dal vivo, con la tua faccia in chiaro, dentro le librerie, per strada, al bar e perfino dal dentista mentre ti lucida le fauci.

Si fa sui social, con quello che dici tu e che dicono gli altri.

Si fa tantissimo finché vuoi che il libro venga letto, di meno quando ti stanchi.

Si fa con un piano (oppalà) e una strategia. Si fa con le ore in treno, o in auto, in coda al casello e alle casse della Conad. Si fa per telefono, WhatsApp, Telegram, Viber, Wechat, Messenger, Facebook e Twitter. Si fa a ripetizione e a comando. Si fa ai premi. Con gli editori. Con gli amici, i parenti, i nemici e i serpenti.

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