“Fidati, ma fatti dare l’anticipo” is the new “chiudi a chiave la porta”.

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Ogni relazione professionale comprende una quota di rischio. La finanza dice che più il rischio è alto e più lo sono i margini. Potenziali. Scritto così, con un punto in mezzo.Già e se non ci fosse la punteggiatura tra margini e potenziali sarebbe tutto più semplice. Lo sappiamo da sempre, da subito, chechi non risica non rosica e che tocca lanciarsi, a volte, per portare a casa la pagnotta. Bisogna avere le idee chiare e fogli excel con le cose da fare annotate per bene. Bisogna avere un sogno e le palle per non mollare, sfidando la fame (urlante), il fisco (che presume), le bollette (che bollono) e i conti correnti (che arrossiscono pur non essendo timidi). Tutto chiaro. Lo sappiamo. Sappiamo anche che la fiducia è alla base di qualsiasi relazione e che se non c’è o si rompe, si fa una gran fatica ed è quasi meglio non cominciare nemmeno. Fin qui ci siamo. Vero? Ecco. Invece niente. Invece: dipende!

Dipende da chi sei tu e da quali chance hai di portare davvero a casa il tramezzino (c’è la crisi e le pagnotte costano un occhio della testa). Mi spiego meglio: se sei a libro-paga di una multinazionale la fregatura può arrivare lo stesso, ma è meno facile; se invece sei da solo con i tuoi sogni, i tuoi fogli excel e un codice ATECO che assomiglia a quello che fai ma nemmeno troppo e alle spalle non hai la Hogan Lowell’s a scriverti i contratti o la Price Water House & Coopers a controllarti i bilanci, non puoi permetterti di fidarti. MAI. Anche a costo di perdere un lavoro (un potenziale lavoro!) e un cliente. Meglio andare a lavare i piatti in pizzeria che farsi prendere per il naso.

Devi imparare il vecchio motto che dice “Mostrare moneta, vedere cammello” e smettere di fidarti. A prescindere da chi ci stia dall’altra parte. Potrebbe essere anche il più insospettabile degli insospettabili. Potrebbe essere un amico. Addirittura un parente. Ma devi imparare la regola base, la regola-madre del free-lance. Quella che dopo la sigla di un contratto, inizia per anti e per quanto patica ti possa sembrare (a te che ti fideresti di Hannibal Lecter che si autoinvita a cena e di Jason con la maschera addosso), finisce per cipo.

Senza CIPO, niente inizio: la sola (o aperta, di “cosa”) è sempre dietro l’angolo. Anzi, non solo sempre, ma sempre e comunque.

Anche se è triste usare quelle odiosissime formule che iniziano con “le nostre procedure interne”, tocca fare tesoro delle inc…hiodate lungo la strada e iniziare a parlare chiaro. Se sei solo o sei piccolo, quello che fai è una consulenza sartoriale, un supporto ad personam o un lavoro occasionale e dall’altra parte c’è qualcuno che non vuole versarti l’anticipo, hai una e una sola cosa da dire: “Ciao, grazie.”

Meglio (moooolto meglio) perdere un cliente che potrebbe non pagarti mai (e se appena appena può e gliene dai modo, stai certo che lo farà) che lavorare gratis. O per un avvocato che comunque non potrai permetterti.

Qualunque sia il tuo lavoro, non è giusto che ti prendano in giro e l’unico modo per non farti (mai o più) gabbare è chiedere – se non altro al primo impegno commissionato – oltre a un contratto anche un acconto. Una volta avviata la collaborazione, poi, sarai libero di non richiederlo più allo stesso cliente, ma fino ad allora: occhi aperti, contratto firmato, anticipo accreditato e guardia alta.

A scanso rogne.

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