La storia è bella, e se son rose fioriranno.

Stai calma.

Sì, ti ha detto di non aver ricevuto nulla, ma tu hai inviato le mail. Tutte e quattro. Hai provato a mandartene una anche dal browser, saltando il programma di posta del Mac. Sei intasata e hai un sacco di “cose” da finire. L’agenda è piena, il piano-lavori arriva fino a quest’estate. Hai un fantasy che aspetta solo te, il super-saggio da iniziare e due manuali da consegnare. Due nuove richieste da mandare avanti. Un’altra da tenere monitorata. Oltre alle “tue” penne da coccolare, ovvio. Non le chiami mai, non le chiami. Stronza. Cosa aspetti? Che siano loro a chiamarti? Con la paura che fai? Maddai! Hai scelto questo lavoro per cambiare “anda”, te lo ricordi, ciccina? Ecco. Bene, e allora cambiala!

Ora, su questo romanzo, TI DEVI RILASSARE! Quello che dovevi fare, l’hai fatto. Gli ultimi tre test glieli hai pure letti, in attesa di capire se il suo server di posta avesse qualche problema. Sei molto orgogliosa di un paio, oltre al tuo. Su un totale straordinario di sei. Hai anche chiesto aiuto a Sara, consulente Telecom. Via Twitter (pu-tenz’ della rete).

aiuto a sara

Ora rilassati (ti prego – ti prego – ti prego) e pensa ad altro. La storia è bella, è bellissima e vorresti tanto-tanto raccontarla tu, o uno dei tuoi, ma non è detto che accada. E poi @eudai_monia non l’hai ancora sentita, quindi potresti avere un’asso nella manica (con l’apostrofo, che è femmina). Passa al resto, esci subito dal personaggio, togliti l’accento (che nemmeno ti viene) e fila a finire il secondo dei quattro libri che devi leggere entro mercoledì mattina. Prima dell’intervista.

… ricorda che agitarti è inutile (e ti fa male alla pelle).

Alla fine, come sempre, se son rose, fioriranno.

Con affetto,

la tua coscienza.

7 pensieri riguardo “La storia è bella, e se son rose fioriranno.

  1. esiste, dal mio punto di vista, estremamente personale, un momento in cui devi smettere di discutere con te stesso. Altrimenti hai un solo punto di vista. Il tuo.
    Non puoi scindere te dalla tua coscienza altrimenti te le suoni e te le canti.
    E le email a volte non arrivano, a volte no hai voglia di leggerle, a volte sai già il contenuto.
    A volte ne hai talmente tante che passi oltre e dici semplicemente: lo faccio dopo. Dopo di che non si sa.
    E’ semplicemente dopo.
    Come i verbi all’infinito.
    Quando poi diventano: lo farò, tanto vale buttare via tutto. Non lo farai mai.

    Ognuno di noi si sente perfetto.
    Il mio personale trucco: dormici sopra un paio di giorni. Se la penserai allo stesso modo, eventualmente tu sia ancora interessato a pensare a quel determinato argomento, vale la pena tirare su il telefono o mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno.

    Se ti sei perfettamente dimenticato il motivo per cui eri ansioso oppure frustrato o appeso: evidentemente non era importante.

    Esci. Fai una passeggiata. Parla con la gente. Riporta i piedi per terra e al di fuori di te stesso.
    Le coscienze vanno educate come i bambini.
    Scienza, coscienza, fantascienza.
    Le uniche scienze che vogliono le i, come gli “io”.
    Se non credi pienamente in quella “i” probabilmente ti manca e la devi trovare.

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    1. Buongiorno Roberta, sono appena rientrata da una passeggiata, questa mattina c’è il sole e da ieri sera il mio giardino ha un nuovo cespuglio fiorito. 😉

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      1. buona mattina allora. Iniziare il lunedì con una passeggiata non è male.
        Il mio giardino è pieno di narcisi (a cui sono tra l’altro allergica) e l’acero sta mettendo le prime foglie.
        L’acero ha l’età di mio figlio.
        Abbiamo noccioli per ognuno di noi, 3 fratelli.
        Una pianta per ciascuno di noi.

        Anche 2 cani ed una monogallina (non le abbiamo mai dato un nome ed è rimasta solo lei nel pollaio).

        La cosa divertente è che i miei vicini, quando sono dipartite le altre 2 hanno detto: poverine.
        Sono morte di vecchiaia! Quante galline conoscete che muoiono di vecchiaia!

        Il mondo è strano ed è il motivo per cui mi piace parlare con la gente. A volte mi fa sorridere. A volte mi fa piangere. A volte semplicemente mi lascia perplessa.

        Vale la pena spegnere il cellulare, togliere le cuffie, salutare un passante e scambiare quattro parole.

        Vale sempre la pena anche quando, a fine conversazione, ti viene da pensare: non ho capito il senso della conversazione.

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  2. Galline morte di vecchiaia? Neanche mezza. Che io ricordi, per lo meno. Avevamo un pollaio, quando ero piccola. C’erano polli, faraone, anatre, un gallo, qualche oca e il tacchino. Fino a che c’è stato il pollaio, il tacchino è rimasto. Credo sia finito al macello dopo la scoperta di PCB nelle falde acquifere dalle quali prendevamo l’acqua per i campi e per gli animali. In questo giardino ho due Rubinie alte una ventina di metri, qualche piantina di rosmarino e di salvia, della menta appena piantata che spero resisterà agli attacchi del lupo e un paio di affarini striscianti semi-sbranati e moribondi. Oggi lavoro fuori. Nel prato. Devo finire di leggere un paio di libri. Mi piacerebbe poter anche scrivere restando qui al sole, ma lo schermo del computer non me lo permette.
    Eh, sì. Vale sempre la pena. Stamattina ho incontrato un signore con una carriola, per la strada. “Scapel mia el cà?” (“Non scappa il cane?”), mi ha chiesto, facendogli un sacco di complimenti.
    Belli i noccioli. Ne avevamo un paio anche noi. E anche noi eravamo in tre.

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    1. A me chiedono a te i fiur i te pias mia.
      Rispondo come Mafalda. Se i me pias ma ‘ndo mia giò de co’.
      La traduzione la lascio a te.

      Poi mi diverte andare a cicoria selvatica con gli arcani del paese: mia chela lè. l’ha ga ol fiur, L’è dura.

      Cicoria e cipolla.

      Questa è la stagione giusta.

      Vedi quanto poco ci si mette a parlare?

      Basta spogliarsi dai pregiudizi o preconcetti.

      Devo dire che qualche volta mi viene difficile con i “se sarei”. Parte la mia indole: il se chiama le “s”. Se fossi.
      Poi faccio come Virgilio. Guardo e passo.

      Se lo dicesse mio figlio sarebbe in punizione fino alla maggiore età. Ma se lo dice il vicino, settantenne, che ha solo un momento di gentilezza nei tuoi confronti: ci sta.
      Primo comandamento: non umiliare
      Secondo comandamento: evita il superfluo
      Terzo comandamento: non fare la foca ammaestrata
      Quarto comandamento: rispetto
      Quinto comandamento: poni una domanda e accetta la risposta

      ….. posso andare avanti anche oltre a 10.

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      1. Non so quanti anni abbia tuo figlio. Il mio ne ha dieci e tre giorni fa, nel fare i compiti di lingua (quando ero piccola io, si chiamava “ita”, mica “lingua”), ha scritto: “…noi scendimmo”. Quinta elementare. L’avessi fatto io, in seconda, un errore simile, starei festeggiando il trentunesimo anno dietro la lavagna.
        Quanto ai tuoi comandamenti, uso la funzione UNISCI-CELLE dall’uno al tre. Ma il terzo, volendo proprio-proprio dirla tutta, dovrei ripetermelo come un mantra, da mattina a sera, prima, dopo e durante i pasti. Soprattutto durante.

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      2. 12 anni
        Andrea. Mio figlio.
        E gli ripeto sempre: non fare la foca ammaestrata.
        Il rispetto lo devi dare e te lo devi guadagnare.
        Ma non fare la foca ammaestrata.

        Infatti spara domande a raffica.
        Tipo: se io non fossi io, chi sarei?
        Probabilmente un altro.
        Un altro chi?
        Qualcuno di diverso da te.
        Potrei anche essere femmina?
        Possibile.
        Mi è andata bene quindi ad essere io!
        Dipende dai punti di vista

        Conversazioni intelligenti in questa casa….

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