Gli esercizi di stile dello scrittore fantasma e il primo anniversario del rogo di G.B.

esercizi di stile di uno scrittore fantasma
esercizi di stile di uno scrittore fantasma

Non era facile trovare penne in grado di cimentarsi sulla volontà e sui capricci degli autori che si rivolgevano a loro. C’era da saper scrivere in modo serio, compito e composto per i docenti. C’era da farlo alla francese, con la classe dei grandi russi, l’enfasi dei sudamericani, lo zelo dei nordici, la beffa cazzara dei nuovi geni americani. A volte c’era da leggere roba pesante, roba tecnica, roba che già all’università era una palla leggere. C’era da spulciare articoli, cartelle, documenti da centinaia di pagine in Arial otto, interlinea singola. C’erano i social da tenere d’occhio. I pezzi da condividere. I commenti da moderare. Le interviste da fare. Le biografie da inventare. Pagine e pagine e pagine da editare. Senza riscriverle.

C’era da farsi un gran culo. E per farlo, toccava prima esserne capaci, poi averne la voglia e infine continuare a crescere nuovi fantasmi. Dal sito, arrivavano un sacco di proposte. Molti scrivevano mail di presentazione senza presentarsi, o – peggio – facendolo come se stessero scrivendo a un comando di polizia municipale. Erano pochi quelli spigliati. Divertenti. Cazzuti. E anche quelli che sembravano esserlo, spesso capitava si arenassero al primo test. Serviva un sistema per filtrarli. E capire, almeno un po’, se c’era trippa.

Così un giorno, il Fantasma-madre decise, d’accordo con il Fantasma-padre, di creare una specie di contest. Tipo un talent di quelli che andavano tanto di moda ai suoi tempi. Gli aspiranti “negri” dovevano declinare la stessa storia in 9 stili diversi, come negli incredibili Esercizi di Stile di Queneau.

(Nella foto, di Raymond, un altro libro e del Fantasma-madre, le mani.)

La location era il web, ovviamente. La scenografia in linea con l’immagine coordinata del brand “Lo scrittore fantasma”. Per il naming, avevano scelto qualcosa di americaneggiante e un po’ pacchiano: “The ghostwriter gang”.

Con quel sistema, nel giro di pochi mesi, avevano trovato il loro Palahniuk, in arte PHI. Seguito da Tagliente Secondo. E da qualche altro validissimo esemplare, non ancora testato sul campo (santo), fra cui un giovane napoletano d’elezione timido, sereno e molto bravo che aveva scelto come proprio indirizzo email lo stesso giorno e lo stesso mese del rogo di Giordano Bruno. Solo, rispetto al di lei indirizzo, un anno più tardi.

Ecco il primo dei suoi esercizi di stile:

Lo scrittore esce di casa, chiude porte come fossero catene. Oltre l’orto, avanti casa, perde in terra la chiave. Si china. Potrei prenderlo ora. La macchina non parte. Potrei prenderlo ora, sarebbe un buon momento ora. La sua macchina parte, la mia pure. Seguo lo scrittore sull’asfalto ancora umido di notte, col sole che mai lo asciugherà. La mia macchina odora di velluto. Polvere e velluto. Domani la lavo. Il casello odora di freddo mattina, vola polvere e il vento alza carte, una bustina rossa è ferma, appiccicata all’asfalto.

CONTINUA

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