(della morte) Non c’è nulla da dire.

“Il maestro zen Gutei mostrava sempre il dito in risposta a qualunque domanda. Mostrare un dito è il mondo di Buddha. Nel mondo di Buddha ci sono due cose che dovete imparare.

Una è che non c’è assolutamente niente da dire.

Se dite «vita», la vita occupa completamente tutto il mondo. Se dite «morte», la morte occupa completamente tutto il mondo […]. Non c’è niente da dire, ma dovete essere là e dovete agire là. […]

La vita umana, che include il dolore, è nulla da dire, nulla da afferrare, nulla da gettar via. È molto doloroso. Non potete sopportarlo, ma non potete neanche fuggire. In mezzo a questo dolore dovete continuamente fare qualcosa, giorno per giorno. Dovete alzarvi al mattino, andare al lavoro, studiare e prendervi cura della vostra vita. Questo è il quadro globale dell’esistenza umana, che noi chiamiamo ‘un dito’.

[…] Guardatevi. State sfiorendo di momento in momento, siete in cammino verso la tomba. Forse non lo accettare, ma è la pura verità, ed è per questo che la vita è bella. Dobbiamo capire la bellezza della vita comprendendo questa situazione. Non possiamo comprendere la nostra vita senza pensare allo sfiorire. Solo allora possiamo veramente far sbocciare il fiore della nostra vita.
[…] La vita è la vita, un dito, senza eccezioni. Dovunque sbocci non c’è niente da dire, niente da gettar via. La vita è la vita.

[…] Nella vita quotidiana non ci sono scuse. Un giorno la vostra vita vi piace, la mattina dopo no. Ma qualsiasi cosa diciate non cogliete il segno. In definitiva, non dovete far altro che vivere.

Questo è piuttosto difficile e molto doloroso perché, giorno dopo giorno, dovete fare qualcosa in questa situazione anche se vi sembra di non potervi muovere nemmeno di un centimetro.

Dovete alzarvi al mattino quando dovete alzarvi, lavarvi la faccia quando è il momento di lavarvi la faccia, fare colazione anche se non vi piace, andare al lavoro e prendervi cura della vostra vita.

Questo è semplicemente andare, semplicemente venire, non andare, non venire. Questa è la vostra vita che si rinnova. È il maestro zen Gutei che mostrava sempre un dito in risposta a qualsiasi domanda. […]
Un dito significa la vita autentica. Un dito di vita, un dito di morte, un dito di malattia, un dito di disperazione; queste non sono imitazioni. Un dito sfiorisce costantemente. È sempre in una situazione di pericolo. Non ci sono scuse. […]
Quando ‘semplicemente andate, semplicemente venite’, un dito diventa veramente un dito, un dito si rinnova. La vita si rinnova. In malattia, nella disperazione, nel duro lavoro, nel lavoro facile, qualunque cosa sia, felice o non felice, dovete rinnovarvi costantemente. Rinnovarsi significa digerire completamente la propria vita. Questo è il senso di un dito” (pp. 42-45).”

Da: “Ritorno al silenzio “di Dainin Katagiri.

Il resto, ancora, è rabbia.

Ma mi sono alzata, io. E mi sono lavata i denti e la faccia. E ho portato a scuola Giovanni e all’asilo Cariddi e fatto il prelievo per le analisi dei livelli di PCB. E sono andata in autostrada e poi tornata. Ho ripreso Cariddi e l’ho riportato a casa. Ho cercato di pubblicare un post scritto da Michele. Non ho voglia di parlare, ma posso farlo. Non avevo voglia di scrivere, ma dovevo farlo e l’ho fatto. Lo sto facendo.

Sono al gerundio, io.

Non al passato.

E non c’è nulla da dire.

Un pensiero riguardo “(della morte) Non c’è nulla da dire.

  1. Se è vero che siamo tutti in prestito su questa terra, potrebbe essere anche vero che le cose prestate necessitano di più cura di quelle che ti appartengono, perché appartengono anche a qualcun altro. Se rovini una cosa prestata, provochi delusione, rammarico, tristezza.. in un’altra persona. Chi ti ha regalato la vita, merita rispetto. Il rispetto nasce dalla comprensione dei propri sentimenti in relazione con gli altrui sentimenti.
    Quando perdi il tuo dito esiste una cosa di cui siamo tutti dotati: la parola. Anche i muti hanno il dono della parola. Devi solo studiare la loro lingua. Anche i sordi imparano ad ascoltare. Basta non voltargli le spalle. Sentono attraverso atteggiamenti fisici. Leggono le labbra.
    Quando il tuo ego diventa così importante, volti le spalle ad un sordo e non parli con un muto. Perdi il confronto a chi non ti potrebbe capire. A prescindere dal fatto che potrebbe, ritieni non possa.

    Questo vale per chiunque.

    Pensi di avere sempre di fronte chi non ti potrebbe vedere, ascoltare, sentire o parlare.

    Ma è ego personale che ti fa supporre che, al contrario, c’è la remota possibilità che, chi hai di fronte ti sente, inizialmente, ti guarda nel frattempo, ti ascolta successivamente e poi: è semplicemente ti capisce. Senza giudizio. Senza consiglio se non richiesto. Ma è la tua spalla.
    Non è facile trovare una spalla. Ancora più difficile se non la cerchi

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