“Ho 25 anni e faccio la escort”: un bel quadretto, non c’è che dire.

I ventotto milioni di euro imboscati al San Raffaele, per rimborsi non dovuti su quattromila interventi chirurgici gestiti da equipe farlocche. La buttanissima Sicilia di Tutino e dello sbiancamento anale. I formaggi invisibili scoperti dall’operazione Ghostcheese della Guardia di Finanza. I diciotto milioni di euro l’anno pagati a Ronaldo per giocare con la palla. I quarantamila euro a puntata a Bonolis. Il caso Ruby Rubacuori. La causa vinta da Schettino contro la Costa Crociere e il suo libro “Verità sommerse”. I ventisei interventi sull’arto sbagliato e i sedici su un altro paziente, le 159 dimenticanze di materiale operatorio all’interno del corpo, degli ultimi sette anni. Il successo editoriale di Cinquanta sfumature di grigio. I talk-show del pomeriggio. L’isola dei famosi. Le veline. Le escort. I morti di fame e gli anoressici. I duecentomila dollari spesi da Celso Santebanas per assomigliare al fidanzato di Barbie e lasciarci le penne prima di aver compiuto i ventuno anni. Il fascino esercitato dalle escort e dai papponi. Il congiuntivo. I giornalisti che non controllano le fonti. Quelli che copiano. Gli autori che plagiano e vengono pubblicati e osannati e promossi dai colossi dell’editoria (qui, uno dei tanti).

Il mondo è diventato uno schifo?

Forse. O forse le notizie viaggiano solo più veloci e con altrettanta furia si diffondono. Come i Tweet, le mode e i trend. O certi video su Youtube. Come la barba. O quegli inguardabili pantaloni stretti col risvoltino. O come una bomba batteriologica.

Potrebbe essere, oggi, più schifoso, se non ci fossero stati tanti massacri, prima. L’inquisizione. Le crociate. Le barbarie perpetrate da sovrani, signorotti, feudatari e capi clan.

Dai tempi di Wilma-dammi-la-clava a oggi l’essere umano si depila, comunica e si muove di più. Ma quello è. Un po’ pecora e un po’ lupo: ovino di fronte agli orsi, maschio alfa capo-branco assetato di sangue davanti ai bruchi.

Forte con i deboli e debole con i forti.

Sarà la nostra natura di predatori? Oppure sarà colpa dei condizionamenti? Delle credenze? Del denaro?

Siamo diventati sempre più scemi? O lo siamo sempre stati?

Non ho una risposta. Solo un nano da crescere, un lupo da sfamare e qualche fiorellino da curare. Hanno bisogni primari, loro. Fra quelli del primo ci metto anche il buon senso, come ricetta per interpretare il mondo. E la curiosità, come arma per provare a essere un po’ più libero. Fra quelli di tutti e tre (umano, lupoide e vegetali), risate e amore.

Per dargliene, produco soldi. Scrivo delle cose. Mi faccio pagare. Non sono una scrittrice. Sono un’artigiana: traduco in libri i pensieri, i racconti e le teorie di chi mi paga per farlo. Lavoro da casa. In inverno in tuta, in estate in costume. Mangio bene, mi tengo allegra. Leggo un sacco. Quando mangio troppo per un po’, poi faccio due-tre giorni di digiuno.

Ho scelto un lavoro che mi costa tempo ma non fatica.

Faccio la ghostwriter. Scrivo sotto il lenzuolo, senza metterci la firma, o la faccia. A pagamento. E ogni tanto, come oggi, m’interrogo online, qui, senza mai trovare risposte (per una questione di principio).

No, non guadagno tanto. Pur facendo pagare le mie prestazioni, non faccio la escort. La mia prostituzione è solo letterale, non letteraria. Vendo parole, in taglie da seicento, dieci o cinquantamila. Pagamento in anticipo. Sempre.

Etimologia: ← dal lat. prostituĕre ‘mettere in vendita’, comp. di pro- ‘pro-’ e statuĕre ‘porre’.

Le escort guadagnano tanto (se non hai mai visto Nessuno mi può giudicare, con la Cortellesi, è arrivato il momento di correre ai ripari). Le bottane intorno al focherello no, ma le escort sì. I politici guadagnano tanto. I finanzieri creativi. I calciatori. Gli show-man.

Guadagnano in valuta, e in valutazioni.

Sono seguiti, osannati, spiati. Paparazzati e pubblicati da editori furbissimi che han capito tutto, sul serio (e sono gli unici che vendono). Sono glamour. Sono cool. Sono amati e imitati. Sono pieni di seguaci e di “amici”.

Non ci pensano nemmeno a spaccarsi la schiena, preferendo porgere le terga (magari sbiancate, in pendant con quelle di Tutino) come nel meraviglioso quadro tracciato da Immanuel Casto, con una classe paragonabile al grande Cecco Angiolieri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...