Niente sconti, solo regali, anche in cambio di caciotte.

Mi fa schifo la parola “sconti”.

Richiama subito i saldi. In particolare quelli gonfiati, col cartellino del prezzo rimaneggiato al rialzo per farti credere che tu stia facendo un affarone.

Mi ricorda il giorno in cui una tizia, Fanta-Mega-Manager di un super-centro-media, mi disse che i miei prezzi erano ridicoli e che se non potevo fare l’80 o il 90% di sconto ai suoi clienti non avremmo mai lavorato insieme.

 – Ti spiego. A quanto puoi vendere una campagna? Qual è il tuo entry-level?

 – …Sensata? Diciamo 50 k, per tre mesi in strada, all inclusive.

(Si trattava di pubblicità su Tir, interamente brandizzati e monitorati con GPS a bordo e incrocio dei dati di traffico).

 – Ecco. Prendi quel 50 e portalo a 300. Rifai tutti i listini. E poi fanne uno per me che io possa mandare ai miei. Lo Sconto per l’EMMECì parte dall’80. Ci metti il net net, che sarà 60. Poi togli il 15 di D.A. e il 20 di D.N.. 

Due rapidi conti: da un listino fuffato di trecento kappa, nelle mie tasche ne sabbero restati 40,8. Non abbastanza per giustificare lo sbattimento.

 – Fammi capire. Il mio prezzo, quello sotto il quale non posso scendere è cinquanta. Col tuo sistema, ne intasco un deca in meno a campagna e vado in perdita…

Lei, la Super-Fanta figa di legno Manager, mi guardò orripilata e mi spiegò che avrei venduto per milioni e milioni di euro e che una piccola perdita sarebbe stata ridicola su tutto il fatturato che loro e solo loro mi avrebbero potuto portare.

Bello. Davvero geniale. Mettiamo di perdere un deca a campagna. Su cento campagne, il buco arriva al palo [un “palo“ è un milione]. Avrò anche portato a casa ventitré a matematica generale, ma non occorre John Nash per capire che il tuo giochino non regge.

Mi disse che non capivo, che non avrei mai capito come girava (il fumo?) e che era così che si facevano i soldi. Era quello il sistema dei MidiaSènter (con la è larga). Io, che a solo sentire la parola latina MEDIA, plurale di MEDIUM, pronunciata all’inglese, rabbrividivo, capii soltanto di essere al posto sbagliato, davanti a una persona sbagliata, seduta in un ufficio e in mezzo a uno scenario tutto sbagliato.

Da allora sono passati un paio di eoni, ma ancora oggi, quando sento qualcuno usare la parola “sconti”,  mentre la fronte mi si accartoccia come carta alluminio, le uniche due lettere che mi vengono in mente corrispondono al massimo dei tabù dei PIENNELLARI ed è “NO”.

Nein. Niet. Nisba. Nada. Nun ce penzà.

Non uso fare sconti. Regalo un sacco di roba, quello sì, a chi se la merita, ma sconti manco per niente.

Quando regalo, lo faccio  gongolando e lo faccio perché il ricevente mi sta dando più di quel che riceve. Non in Euro, ma in conoscenza, chance, libertà e amenità sui generis. Apprezzo anche olio e caciotte, buon vino, piante da interrare (non fiori recisi), libri (miei, altrui, scritti da me per altri…) e buona pubblicità.

Eh? Ti chiedi cosa sia un MC? Il D.A. e il D.N.?? Niente di serio, dietro l’acronimo, c’è solo fuffa.

3 pensieri riguardo “Niente sconti, solo regali, anche in cambio di caciotte.

  1. Un problema dei compiti estivi di mio figlio funzionava un po’ così:

    Pupattolo: Mamma mi compri quelle scarpe?
    Mamma: aspettiamo 2 settimane che saranno in sconto al 30% su 80 euro
    Il giovane, che sogna le sue scarpe per due settimane, va a vedere il costo esposto in vetrina. In teoria 24 euro in meno. Quindi 56 euro. Eppure sono a 70.
    Quindi: 80 sta a 56 come 70 sta a x (80:56=70:x)

    Forse dovremmo tornare tutti alle Scuole Medie ed imparare a fare di conto e non ragionare solo con gli occhi

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  2. E qui ti sei superata. La storia degli sconti è una delle piaghe del commercio di consulenze e sevizi. Le logiche sono diverse quando vendi un pezzo del tuo cervello e quando vendi un’auto usata. Gli omaggi invece… – comunque messa così, è esilarante.

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