19 marzo: di chi è la colpa, babbo?

Quello che segue potrebbe essere un estratto per un futuro romanzo: lo sfogo di una figlia perfettamente cosciente contro un incoscientissimo e felicissimo padre. Oppure no.

Non è colpa tua, babbo, se non mi viene voglia di festeggiarti. Non lo è se io sono arrabbiata con te da ancora prima di sapere perché, e nemmeno se non puoi capire, anche perché non ci riusciresti nemmeno sforzandoti. Non è colpa tua per come parli con le persone che hai vicino davvero, o perché con loro sei uno stronzo ma appena arriva un estraneo diventi il più amabile degli uomini, il più charmant, il più figo fra i fighi.

Non è colpa tua per come mangi e se ogni volta che ti vedo, tutte le volte che sono stata costretta a vederti, mi viene il vomito. E non lo è se divento una iena nel vedere qualcun altro fare qualcosa che vagamente mi ricorda te e la tua bocca aperta, i tuoi rumori, i modi che urlano ‘me ne fotto se mi guardi io sono un maiale e se ti azzardi a protestare ti ammazzo’.

Non è colpa tua se hai ancora una donna che soffre ma non ti molla, se questa donna non solo non ti ha mai tagliato la gola e/o non se ne è mai andata, e ogni volta che io la sento respirare forte per non piangere, vorrei piangere te. Sulla tua tomba.

Non è colpa tua, babbo, se mi hai fatto odiare tutti i maschi della terra, e innamorare ogni cinque minuti. E non lo è se mi sono vendicata io, con loro, per te. Non è colpa tua se sei promiscuo e becero senza nemmeno saperlo, né se lo sono io, cosciente e pure piuttosto fiera.

Non è colpa tua se sei solo in mezzo a tutte le tue donne, né perché lo sono io.

Non è colpa tua se sei un animale, di quelli cattivi, a cui non puoi insegnare un cazzo, che magari una volta ti va di lusso, ma prima o poi si ricorda chi è e ti sbrana.

Non è colpa tua se io sono arrabbiata. Se sogno il tuo funerale. Se so che un giorno comunque piangerò, e non lo è se le mie lacrime verranno fraintese e qualcuno crederà io stia soffrendo.

Non è colpa tua per le foto, per i calci in bocca, per quelli nello stomaco. Non è colpa tua per tutti i TIR che ho guardato. Per le stronzate che ho immaginato e per quelle che ho fatto. Non è colpa tua per quello che non ho avuto, sentito, amato.

Non è colpa tua se non sei il padre che avrei voluto e se gli unici ricordi belli che ho si fermano prima dell’asilo. Né se sono arrivata a immaginare il colore e il rumore del sangue che scorre e schizza. Sulle mie mani, sopra una lama. A terra, e sui muri.

Non è colpa tua, e certo non dell’ambiente in cui sei cresciuto.

Di chi è allora, vuoi sapere? Dei tuoi, forse? O del momento? Delle difficoltà? Della guerra, della fame? Della miseria? Dell’ignoranza?

No, babbo.

La colpa è mia: perché ti vedo.

 

 

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