Inter-net: nodi, reti e muri

sarathy-selvamani-69218I social media non sono la vita vera. La TV non è vita vera, i format, le serie, nemmeno quelle fighe sono vita vera. I giornali, le riviste, le interviste non sono vita vera. I like, i fan, i seguaci, gli amici di Facebook, i follower e i cuoricini di Instagram, le stelline di Twitter non sono vita vera. Come non lo sono WhatsApp, faccine e messaggini, ammesso qualcuno usi ancora gli SMS.

Sono tempo, però. Tempo che non sappiamo nemmeno di dedicare, o buttare nel cesso. Non sono il Male, tantomeno Satana, che da quelli – alle volte – arriva pure bella roba. Sono limiti, però, ogni volta che ci muriamo dentro, ogni volta che non molliamo il cellulare nemmeno a letto, nemmeno quando siamo così stanchi da addormentarci con l’iphone sul naso, o quando l’iphone è la prima cosa che guardiamo al risveglio, ogni volta che sentiamo qualcuno contare i like.

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Sono muri e non ponti. Nascono per unire e finiscono per dividerci. Sono sassi intorno a noi, non corde verso il resto, e se sono corde, sta a vedere che prima o poi – se non le vediamo – ce le troviamo intorno al collo.

A me piace la rete, mi piacciono le storie che ogni tanto ci trovo in mezzo, le persone che mi raggiungono sulla mia isola, le parole che capita ci navighino dentro. Ma si chiama rete, nomen omen, e so che devo vederla per quello che è: l’inter-net è l’unione della preposizione “tra” e la parola inglese “net”, che arriva prima dal sanscrito nahyati (lega, nodo) e poi dal latino nodus. E i nodi sono stati inventati per servire certi scopi specifici, come la lingua secondo DFW: per impedire alla capra di scappare, alla barca di prendere il largo, alle provviste nel sacco di iuta di rotolare in giro.

Ieri sera ho disinstallato due App dal mio cellulare: Facebook e il suo Messenger. Pensavo di infilare la mia SIM in un vecchio BlackBerry ma poi ho scoperto che quella dell’iPhone è troppo piccola e non va bene. Qualcuno poco dopo mi ha chiesto quanti amici avessi già perso. Ho fatto rispondere Majakovskij “Guarda che silenzio regna sul mondo”.

La verità è che non voglio nodi vicino a dove dormo. Ho il mio lupone sempre vicino, e a volte mio figlio che mi fa le coccole.

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Nel mio letto, non voglio reti per pescare o essere pescata. In caso proprio proprio mi andasse di farmi pescare da qualcosa di vero, nel senso di umano e non letterario, vorrei fosse dal vivo, in diretta, perché la vita vera è biologia e la biologia è contatto. Serve quello reale, fisico, perché due molecole si tocchino e facciano succedere qualcosa.


Credits:

Sarathy Selvamani

Andrè Ferreira

Vikas Kanwal

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