#VitadaEctoplasmi| LA PRIMA LEGGE DEL MARKETING, LE COSE CHE NON SI POSSONO RACCONTARE E QUELLE INCREDIBILI CHE VIVE CHI FA IL GHOSTWRITER (per davvero)

ghostwriter robertagiulia amidani

Le cose che succedono al fantasma-madre non si possono raccontare e mica solo perché fa il fantasma. Alcune sono segrete, ovvio, tipo i nomi dei tizi che hanno pagato lei e le sue penne per fare i ghost al 100%, ma altre – quelle che la vedono coinvolta in tutti gli altri ruoli al di fuori dell’ectoplasticità (o ectoplasmabilità?) – sono troppo assurde perché lei possa parlarne.
Facciamo un’ipotesi, un bel puta-caso strampalato.

Se vi dicessi che mentre stiamo facendo gli editor su un libro il cui protagonista ha il nome di un brand, arriva una mail da un’azienda che parla proprio di quel brand, mi credereste?
Oppure potrei dirvi che mentre io e Gianlu stavamo buttando giù il nostro schifoutline (tutto attaccato) per il sequel di Ulisse e parlavamo di ictus immaginandocelo bloccato (Ulisse, non lo schifoutline), ci è arrivata la richiesta di Mara (colpita da un ictus e prigioniera nella LIS) per lavorare sul suo Princesa Maldita [uscito lo scorso aprile, Ponte Vecchio], ma so che sarei poco credibile.
O che il mio cane si chiama Cariddi (perché il mio nano* era un patito dell’Odissea) e che ieri ho scoperto che una scrittrice (che mi piace da matti) ha in casa una Scilla.
O che è capitato che scrivessimo cose che poi ci siamo ritrovati davanti al naso.

Tipo la frase di G. scritta non mi ricordo più in che libro sul fatto che il suo capo (oh, G., a proposito: ti riferivi alla casa dei criceti?) stesse per incontrare un pezzo grosso dell’industria cinematografica intergalattica, salvo poi – due, tre mesi later – essere scelti da un vero pezzo grosso dell’industria cinematografica intergalattica per mettere le zampe sul suo romanzo.
O tipo una certa specificissima sensazione scelta come titolo di un’altra opera editata qualche luna fa e che poi ieri mi si è rivoltata contro (la sensazione, non l’opera, ma anche un po’ l’opera) portandomi a riflettere sul mio approccio lavorativo e a chiedermi cosa fare e come comportarmi quando io e i miei sentiamo che una trama non gira e a scervellarmi per capire come e quando impormi, sul serio, e quando mollare.

Oh, magari a voi sembrano coincidenze banali, per carità, ma a noi per niente. E no, non crediamo al destino (ma a Cloto, Lachesi e Atropo eccome), solo che, dai, una volta ok, due pure, ma tre fa strano e mica poco.

Morale n. 1
Per quanto uno possa lavorare sulla forma, come recita la prima legge del marketing**, se la sostanza latita, il prodotto – quale che sia – fa la muffa.

Morale n. 2
G. non ha ancora vinto al superenalotto ma siamo fiduciosE.

Morale n. 3
Oggi, tre di noi, in collegamento Skype Oxford-Bs-Na , hanno fatto un 13 (nonché aperto l’outline per il 54).

Morale n.4

Quanto alla morale n. 2, forse ci stiamo sbagliando.


*Il nano al momento è un metro e settantacinque centimetri, piedi nudi, capelli bagnati, ma sempre nano resta.

** La prima legge del marketing recita: “SE NON LO VUOLE, TE LO TIENI”

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