Shit happens?

C’è chi si lamenta dalla mattina a sera, chi come ti vede parte in quarta a sciorinarti le sue sfighe, chi ti chiama solo per raccontarti quanto stia male o sia sfortunato/a.

Quando il ricevente sono io cerco di tagliare corto o chiudo la conversazione dicendo che mi è appena esploso il forno, o il lupo, o il lupo nel forno.

Se non posso chiudere la conversazione, isolo l’audio.

Ho capito che le rogne portano rogne, che le sfighe sono virali, che il dolore, quasi più degli sbadigli e delle risate, è contagioso. E poi a me piacciono le cose belle: le parole, i fatti, gli scenari, le persone. Fra le cose belle che mi piacciono, quelle allegre felici e sorridenti mi fanno sentire meglio di quelle tristi. Quindi cerco di stare lontana dalle rogne, dalle sfighe, dal dolore.

Non mi indigno con chi ne fa una ragione di vita perché so che rogne, sfighe e malanni fanno tenerezza, ispirano compassione e sono argomenti facili di conversazione. Viceversa la felicità, il successo e tutte le cose belle assai possono generare fastidio e suscitare invidia.

Negli ultimi cinque anni, da quando ho lasciato la carriera da fanta-manager decidendo di tenermi il suffisso e restare FANTA ( -siosa e sopratutto -sma e -stica), ho avuto il derrière di incontrare persone meravigliose, penne e teste sopraffine con le quali ho costruito una squadra.

Grazie alla squadra dello scrittore fantasma, in questi cinque anni, ho consegnato 56 libri.

Cinquantasei. Non uno, non tre, non dieci: cinquantasei.

Ho messo in moto le zampe per scrivere interi volumi, fiction e non, o migliorarli, per trasformare embrioni di idee in architetture, plot, libri e copertine cartonate con le alette.

Ne è uscito un sistema organizzato per tradurre idee in prodotti editoriali fatti, finiti e pubblicati. Nel corso dei mesi, da un cliente all’altro, ho anche codificato il metodo, scritto e aggiornato le procedure, migliorato l’iter dal punto di vista tecnico, fiscale, e amministrativo. Il tutto per proteggere le due parti: lo scrittore che assolda la squadra e la squadra stessa.

Lavoriamo per soldi, ma non lavoriamo per tutti.

Prima di accettare un cliente, facciamo marketing intelligence per essere sicuri che quello che ci racconta si avvicini alla realtà. Scriviamo su prenotazione dopo la firma di un contratto e l’accredito di un bonifico che fissa il mese di lavorazione. Ci facciamo pagare in anticipo, vista fattura. Abbiamo un accordo che tutela un mestiere che per la legge non esiste.

Eppure, come dicono gli americani, shit happens.

Una volta, tanti tanti anni fa, in un paese lontano lontano, è arrivato da noi un cliente che voleva un saggio sui vestiti verdi nel diciannovesimo secolo. A contratto firmato, intervista fatta, trenta giorni dopo l’approvazione dell’architettura, il cliente ha ricevuto il suo libro. Poi è sparito per due mesi e quando è tornato da noi, ci ha detto che leggendo il libro che ci aveva commissionato, cioè quello sui vestiti verdi nel XIX secolo, ha capito di aver bisogno di un altro tipo di lavoro, ovvero di un romanzo su un ragazzino inglese che frequenta una scuola di magia. Siccome il cliente aveva già pagato il 50% e noi eravamo buoni, troooppo buoni, abbiamo risteso la nuova architettura, lui l’ha firmata e 30 giorni dopo ha avuto il romanzo. Tre mesi più tardi era sparito senza pagare, salvo ricomparire online con una campagna Adwords che promuoveva l’uscita di ben due manoscritti: un saggio sui vestiti verdi nel diciannovesimo secolo e un romanzo su un ragazzino inglese che frequenta una scuola di magia. Per convincerlo a onorare il suo impegno, ci è bastata una mail con la preview di un post in bozze, pianificato per il giorno seguente:

Alle ore 16:00 di oggi, gratis online i due libri “Titolo altisonante 1” e “Titolo altisonante 2″che Nome Cognome e foto-profilo ci ha commissionato senza pagare il saldo.

Poche ore dopo, avevamo il CRO del bonifico avvenuto.

Che questo episodio sia fiction oppure no è poco rilevante. Ciò che conta è che da lì le nostre procedure (accordi, metodi e bla bla bla) sono diventate ancora più intelligenti, lungimiranti e ampie.

Quello che non avevamo considerato, però, è che per quanto una procedura possa avere l’occhio lungo, resta una procedura, perché di là c’è sempre un essere umano e gli esseri umani, certe volte sbagliano e certe altre impazziscono.

Quindi, ogni tanto, nel mondo perfetto dello scrittore fantasma qualcosa va storto o ci va di traverso.

Ci è capitato per esempio di interrompere commesse che andavano per il lungo (o il lunghissimo), di salutare clienti che facevano i furbi (o ci provavano), di dover insistere per ottenere il saldo di qualche intervento. Ci è capitato di perdere tempo e di perdere la pazienza ma la cosa importante è che abbiamo DECISO di non perderci il sonno. Qualunque cosa accada.

Perché le cose brutte che ci capitano, come pure quelle belle assai, possono essere un caso, ma il comportamento che decidiamo di tenere non lo è mai.

Ecco perché quando ci capita di vedere una cacchina per strada, o di incrociarla e magari di finirci sopra con le zampe, torniamo a casa e laviamo per bene le suole, poi facciamo asciugare le scarpe e pensiamo a quanto sia figo il nostro mondo, la nostra vita e il nostro branco.

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Nell’immagine, i libri comprati nella fantastica libreria “LA RINASCITA” (nomen omen):

  • Open – Andre Agassi – edizione cartacea Einaudi
  • 1971. L’anno d’oro del rock – David Hepworth – Big Sur
  • Patria – Fernando Aramburu – Guanda
  • Resto qui – Balzano – Einaudi

 

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