“Voglio diventare un ghost writer”

Il regalo perfetto

… sicuro?

Partendo dall’assunto che per scrivere, in Italia, tu debba essere ricco di famiglia (che gli scrittori, qui, muoiono di fame), e ipotizzando ovviamente tu abbia la stoffa per farlo (e i maroni per dimostrarlo), le strade sono tre, come le buste di Mike Bongiorno:

  1. metodo “ask and hope”;

  2. co-working approach;

  3. I love bricolage.

Con la busta A, puoi (provare a) chiedere un suggerimento ai Ghost Writer Italiani presenti in rete. E incrociare le dita. Quando lo feci io, uno solo mi rispose in modo cortese, tutti gli altri a insulti, sulla scia del “Chetteloddico attè come se fà, telo dico, aò”. 

Nella busta B, invece, c’è la possibilità di unirsi a qualcuno che questo mestiere lo faccia già. Magari da un pezzo. In quest’ipotesi del “co-working”, ti serviranno:

  1. la capacità di scrivere a comando (molto lontana dallo “scrivere bene” e basta);
  2. l’abilità di indovinare e rispettare lo stile preferito dal committente;
  3. la forza e la costanza per rientrare nei tempi richiesti;
  4. un paio di kg di empatia (per piacere ai Ghost e all’Autore);
  5. intuito come se piovesse (per non farti gabbare al pronti via).

Nella C, le cose si complicano ancora, tirando il ballo il bricolage del “chi fa da sè, fa per tre”. Per arrangiarti e proseguire da solo lungo la via dell’ombra, ti serve:

  1. una partita IVA (se vuoi fare sul serio; se scherzi, invece, ti basterà un pro-forma per la “collaborazione occasionale”, il cui tetto annuo non può superare i 4.800 euro);
  2. un sito internet, fatto come Google comanda;
  3. un po’ di dimestichezza con gli Adwords e le regole dell’online marketing;
  4. due cenni di SEO, di quello organico, 100% bio e privo di addittivi fuffologici;
  5. sufficiente faccia tosta per non farti intimorire/infinocchiare da chi ti proporrà partnership pro bono e pagamenti a epitaffio (il tuo) inciso.
  6. sufficiente deontologia professionale, unita a un’organizzazione maniacale per:
    1. prepararti alle possibili domande e obiezioni dei committenti;
    2. scrivere le tue procedure;
    3. rispettare le tue procedure;
    4. farti pagare gli anticipi;
    5. non innamorarti di ciò che scrivi/di chi di paga per scrivere.

Se lavorerai bene, dopo un paio di mesi di silenzio dei tartari, cominceranno ad arrivare richieste d’info e preventivi. Entro il primo anno, vedrai, mediamente giungere nella tua casella di posta, tra le 5 e le 20 richieste a settimana. E se rispetterai (alla lettera) le procedure che avrai scritto, avrai una redemption media superiore al 40%.

Oltre ai costi per la creazione del sito (o al tuo tempo, nel caso lo faccia tu), metti a budget un paio di migliaia di euro per la promozione iniziale. Sia diretta (sul sito), che trasversale (attraverso blog, social network e pimpiripetta-nusa-pimpiripetta-pam). E tempo. Tanto, tantissimo tempo.

Sappi poi che da solo, a meno tu non sia Batman, potrai occuparti di non più di tre opere alla volta e che se vorrai crescere/scriverne di più ti toccherà selezionare altre penne, che partiranno tutte in quarta, ma potrebbero esaurire l’inchiostro nel giro di poco. In ogni caso, per fare un lavoro fatto bene, ti converrà avere qualcuno che metta mano (o almeno rilegga) ciò che scrivi tu.

Fatto salvo l’incipit di questo post (scritto espressamente per demotivarti*), lavorando bene, promuovendoti da dio e mantenendo gli impegni (con i committenti e con te stesso), nel giro di pochi anni potresti addirittura arrivare a fare la spesa e pagare le bollette facendo il ghost writer. O arrivare a scrivere per Michelle, moglie del Presidente, e diventare milionario. (O vincere al Superenalotto con un biglietto trovato per terra).

Ciò che davvero conta, al di là delle soddisfazioni economiche, va però oltre il vil denaro e ti nutrirà davvero molto.

A partire dal giorno in cui deciderai di diventare un fantasma, smetterai di vivere una sola vita e ne scoprirai molte, da vicino, da dentro. Viaggerai. Incontrerai (oltre a qualche cretino) decine di persone fantastiche. Riderai per giorni fino alle lacrime. Ti capiterà di commuoverti. E rabbrividire. Di fare ricerche che non avresti mai pensato. Studierai. Leggerai. Ti addormenterai sulla tastiera. Vivrai di caffè. Dormirai pochissimo. Scoprirai nuovi amici. Entrerai nella loggia (più segreta di ogni altra) dei fantasmi. E, ogni tanto, passando davanti alla vetrina di una libreria, o vicino ai Best Seller in Autogrill, ti capiterà pure di gongolare. In silenzio. Sotto i baffi.

La cosa t’interessa e vuoi scrivere con noi? Scopri chi siamo, sul sito dello Scrittore Fantasma e mettiti alla prova con gli esercizi di stile della Ghost Writer Gang.

* “scritto espressamente per demotivarti”: scherzo. Se fossi seria, e temessi la concorrenza, non sarei io. Non sarei qui. Non avrei scritto questo post e non darei consigli a chi mi/ci chiama per avere una mano. E non perché pensi di essere inattaccabile, o imbattibile, o David Foster Wallace, ma perché sono convinta che la concorrenza, quella leale, quella buona, quella sana, aiuti la crescita del mercato e dei suoi operatori.

 

 

Un pensiero riguardo ““Voglio diventare un ghost writer”

  1. Oh! Un’altra persona che senza tanti giri inutili ti dice esattamente come fare una determinata cosa. Senza teoria e parole a incastro, ma proprio praticamente “in che modo” e con quali tempi. Sono quasi commosso.

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