“Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”. (Simone de Beauvoir*)

Il carburante è troppo caro. La politica non funziona. La gente è troppo arrabbiata. La pasta (e le verdure) non sono più quelle di una volta. Il lavoro non si trova. I fornitori non pagano. I clienti non rispondono. Senza una raccomandazione, non si arriva da nessuna parte. Non ci sono più le mezze stagioni e i parcheggi in centro non si trovano più.

In mezzo al bailamme del malcontento, nel giardino delle lamentele e sulla confortevole poltrona del luogo comune, mentre le masse brontolano, gli individui attendono che qualcosa, dall’alto, da fuori e nell’altro, cambi. 

La parola “cambiamento”, digitata in Google, porta 19 milioni di risultati in meno di mezzo secondo.

Ma mentre ne parliamo un sacco, del cambiamento, quando tocca a noi, o toccherebbe, metterlo in atto, spezzare la routine, modificare uno status (cambiare lavoro, cliente, fornitore, macchina, preferenze e abitudini), di colpo, cambiare non ci riguarda o non è fattibile.

“Ma allora, chi deve cambiare? Sempre l’altro, naturalmente”.

Aspettiamo che cambi la politica, che cambino gli uomini, che cambi il prezzo del carburante, che cambi l’approccio della vicina e la smetta di essere sempre arrabbiata, che la gente nelle altre macchine la pianti di essere isterica, che le persone ci salutino, che cambi qualcosa in azienda, che i clienti paghino, che i fornitori consegnino in tempo, che smetta di piovere.

Aspettiamo.
Aspettiamo e aspettiamo.
Guardiamo fuori.
E restiamo ad aspettare.

“Ci vuole un Cambiamento” – scrive Maria Teresa Zorza – sul suo blog personale, lanciando un sassolino in rete, con il solo intento di esprimere il proprio pensiero.

“Non ce n’è: sembra siamo predestinati a vivere un tempo stigmatizzato da PAROLE.

C’è stato il tempo della qualità, professionalità, dell’equità, della trasparenza, della sostenibilità e canaglia se siamo riusciti davvero a fare qualcosa di buono per dare un senso vero a queste parole!

Anzi, le abbiamo talmente usate e abusate dal non percepirne nemmeno più il valore.

Non lo percepiamo, ma il valore c’è.  Non ci sono dubbi in proposito.

E ora? Ora la parola chiave è cambiamento, ma vi pare che si potesse tralasciare questa parola?

Cambiamento, tutti ne parlano e nessuno lo fa e sapete perché?

Perché è difficile, complesso, una vera rottura di palle, ci vuole coraggio, determinazione e anche orgoglio.”

Leggi il resto, qui. E se hai qualcosa da dire, dillo. 
(pubblicato il 18 Novembre 2014)4

NDR

* Simone De Beavoir è una delle penne più leggere e feroci della storia dell’umanità.

Se di lei non hai letto nulla, parti da qui.

“Donne non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna. “

Un pensiero riguardo ““Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi”. (Simone de Beauvoir*)

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