Il mio ossequio all’Amidani. Or, da oggi, a quattro mani.

OSSEQUIO lo scrittore fantasma ghostwriter

Il mio ossequio all’Amidani. Or, da oggi, a quattro mani.

(di Anita Madaluni)

in risposta a: “Cara Anita, penna arguta, posso dirti benvenuta?”

 

La mia penna arguta? Più che piumata anche la sua, accipicchia!

Se è vero che il mio orecchio assoluto e relative sinapsi giocano ad acchiappa la talpa (la furia è quella, anche se lei parla di scoiattoli), lo è altrettanto che la Amidani, di noi tutti GhostMother, è (ha) occhio ingordo, vorace, insaziabile.

Legge mentre: parla, discute, cucina, disegna, posta, innaffia. E forse anche nel bel mezzo di una potatura (di giardino, se ne ha uno).

La ascolti scrivere (già…i suoi post raccontano in chiaro le sue pagine narrate in video) e sembra quasi – nel caso specifico, quello che mi riguarda e cita – di assistere a una incursione nella carovana di bestiole in fila per due (col resto di zero) uscenti dalla biblica Arca durante il Diluvio che apportò una prima, non indolore, pulizia di indifferente/differenziata specie. Era Glaciale a parte.

Mi descrive scomodando criceti dei quali lascia, in fondo, intravedere a mala pena batuffoli di coda. Figurarsi, parla proprio lei: “ vi sfido a starle dietro”.

Certo, incontrovertibile è che: tra di noi i ruoli fra predatore e predato, fra cacciatore e cacciato, tantotroppo si intersecano, vorticosamente, rischiando quasi ricamata fusione.

Poche volte, raramente, ho giocato partite che non fossero il solito, triste e solitario squash fra me e il muro del lessico. Un trito rito grammatico. Chi gioca con me?

Volete la verità vera? Quasi mai. Va beh, confesso sotto giuramento: MAI. Gare di codardi fuggi-fuggi popolari e darsela a gambe senza neanche voltarsi.

Mai prima d’ora incontri nei quali la pallina rimbalzasse (ma che dico, piroettasse freneticamente) impazzita e mantenendo diligentemente una regolare traiettoria: mai partite senza un fuori campo, un fuori gioco, un fuori tema, un fuori tutto di fine stagione. Mai un sano, divertente scambio, da una racchetta all’altra, da una rete alla sua dirimpettaia.

Mai senza un (altrui) auto goal.

Colta casualità o predeterminazione? E’ prestissimo detto: non essendoci i tempi aritmeticamente consoni a una azione meditata (quindi potenzialmente dolosa), “buona la prima!”.

Con – se possibile – una “aggravante”: il risultato sempre (e l’avverbio non è figurato) straordinario e in un lasso di tempo realmente, costantemente, senza interruzione di continuità.

Ecco chi è Roberta Giulia Amidani che mi ha inaspettatamente lusingata e immeritatamente recensita.

Legge (procedo nella su iniziata lista) affamata e onnivora ovunque si appostino, pur abilmente ombreggiati, periodi più o meno compiuti. Legge sopra e sotto le tamerici, oltre le nuvole sparse, dietro le siepi. Tra le righe (come pochi/e).

Legge dietro i suoni di una cornetta telefonica, travolta da onde elettromagnetiche (che, protetta, patisco, come sottolinea) al di là di un telefonino. Sui mirti, su le ginestre fulgenti.

Con la stessa leggiadria dannunziana che piove sul pineto.

Legge non soltanto con l’occhio ma con un orecchio apparentemente distante.

Come chi scrive è assillata da un lessico che deve sempre e comunque suonare.

Ha il coraggio di schermirsi per meriti e qualità.

Lei si infatua letterariamente con difficoltà? Figuratevi la sottoscritta con un passato di algida quasi frigida verso l’altrui scrittura. Di quegli antenati di memoria che (anche se per un solo micro nanosecondo) ti fanno sentire in colpa di essere nata sulla tastiera di un pianoforte e con una penna in mano; di aver poi trasferito l’articolazione a martelletto dagli ottantotto tasti bianchi e neri a quelli – mai contati – di una Olivetti elettronica; e, in successione, i tecnologicamente modificati di un pc.

E ancora, di rimbalzo, sulla accennata velocità, non c’è storia e nemmeno gara. Ovvio che Roberta Giulia fiuta, sin dal rombo del motore, una fiammante spider. Ne guida una da sempre, senza casco, dentro e fuori circuito! E pur sempre in pista. Sul pezzo. Nella cronaca. In pagina. Sopra tutto. Tutto il resto sotto. O dietro a debita distanza.

Il bolide sportivo al volante della sua testa può travolgere ignari o impreparati passanti.

Quando ci si invaghisce la cotta è a rischio di bruciatura: la paglia prende fuoco, una botta e via.

Se però la scintilla scocca tra filari di inchiostro, e non durante erotici amplessi, l’approccio può essere ancor più straordinariamente pericoloso.

Qualora poi quel lenzuolo fosse l’albino copricapo di un fantasma, state pur certi che se proprio di rischio volessimo parlare sarebbe quello di finire sull’altare del libro. Finché esaurimento scorte non ci separi.

AMIDANI MADALUNI 2

P.S.

Il magma è prematuro perché, a oggi, una colata fondente di noi tutti lapilli (compresi gli altri cinque) non si è ancora sciolta ad altissime temperature e solo per mancanza di lava condivisa.

Sopito e ancora dormiente, il cuore del vulcano (di idee, forme e contenuti – reali seppur fantasma –) è solo in attesa della prossima ispirata eruzione. Che ci liquefaccia, finalmente, tutti insieme appassionatamente. Tutti e sette nella sua bocca fumante.

 

                                                                              Anita Madaluni


CREDIT(s):

  • Chi scrive: Anita Madaluni
  • Perché scrive: per rispondere  all’Amidani
  • Come scrive: machédavero  non lo vedi?
  • Immagine “Ossequio”: Google + Photoshop
  • Immagine “A quattro mani”: interpretazione libera e non autorizzata sulla copertina di Paco Ignacio Taibo, autore di (ma tu pensa!) “A quattro mani”.

2 pensieri riguardo “Il mio ossequio all’Amidani. Or, da oggi, a quattro mani.

  1. Il signor L. passeggia sotto lo sguardo ieratico dell’imperatore dipinto da Giuseppe Castiglione e si domanda se non avrebbe fatto meglio a ripetere ancora un po’ la mitica frase, “la lingua è stata inventata per servire certi scopi specifici”, invece di disturbare RGA con le sue richieste.
    🙂

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    1. RGA, lontana da casa, ha un iPad in mano e tra i fichi e il tufo troverà il modo per far sapere al signor L. cosa pensa dopo aver riletto il suo romanzo. 😉

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